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09-11-2022 Views

COVID

Pfizer lavora per accelerare l’introduzione di altri vaccini per donne in gravidanza, nonostante prove sempre più evidenti che le affrettate iniezioni anti COVID hanno danneggiato dei neonati

Imbaldanzita dal successo commerciale globale dei suoi vaccini anti COVID-19, Pfizer si appresta a dominare il mercato dei vaccini in gravidanza, anche se i ginecologi in prima linea nell’assistenza materna lanciano l’allarme su possibili ricadute infanticide delle iniezioni anti COVID-19.

pregnant moms pfizer fast track vaccine feature

Il 1° novembre, Pfizer ha pubblicato un comunicato stampa su un vaccino per donne in gravidanza in fase di sperimentazione che, secondo l’azienda, proteggerà i bambini dal virus respiratorio sinciziale (RSV).

Non a caso, l’RSV è l’ultimo spauracchio virale a finire sulle prime pagine dei giornali, con resoconti frenetici di ospedali “sovraccarichi” che ricordano in modo inquietante le prime terrificanti notizie sul coronavirus.

Imbaldanzita dal successo commerciale globale dei suoi vaccini anti COVID-19 – si stima che il 49% delle donne in gravidanza in tutto il mondo li consideri in modo positivo e che negli Stati Uniti li abbia assunti quasi una donna incinta su quattro – Pfizer spera di mettere a segno un altro colpo con il vaccino anti RSV.

L’azienda produttrice del vaccino ha dichiarato che intende chiedere l’approvazione della Food and Drug Administration (FDA, agenzia federale per gli alimenti e i farmaci) statunitense entro la fine dell’anno.

Nel frattempo, la FDA è impegnata a distribuire alla Pfizer designazioni di “Breakthrough Therapy” (terapia rivoluzionaria) come se fossero dispense papali, segnalando la volontà di accelerare l’approvazione non solo del vaccino anti RSV, ma anche di un vaccino contro lo streptococco di gruppo B (GBS) materno che l’azienda sta sviluppando.

A questo scopo, l’FDA ha permesso a Pfizer di “interrompere lo studio [RSV]“, fermando l’arruolamento a circa 7.400 partecipanti, anche se la sperimentazione avrebbe dovuto coinvolgere 10.000 donne in gravidanza.

I ricercatori dediti all’ ortodossia vaccinale sostengono ipocritamente la necessità di una soglia di evidenza molto alta per i vaccini in gravidanza, affermando che non solo bisognerebbe dimostrare che tali vaccini riducono la malattia, con scarsissima reattogenicità nella donna, nel feto e nel neonato, ma bisognerebbe anche “dimostrarne la sicurezza o l’assenza di prove di danni”.

Tuttavia, queste si rivelano parole vuote.

Infatti, i vaccini antinfluenzali e Tdap (tetano-difterite-pertosse acellulare) che le agenzie di sanità pubblica raccomandano da anni alle donne in gravidanza non sono mai stati sottoposti a test clinici di sicurezza su questa popolazione e la FDA non ha mai autorizzato questi vaccini specificamente per le donne in gravidanza.

Inoltre, i vaccini antinfluenzali e Tdap non hanno mai portato a una riduzione statisticamente significativa degli esiti che dovrebbero affrontare.

Con l’avvento dei vaccini anti COVID-19 autorizzati per l’uso di emergenza, la FDA, la Pfizer e altri produttori hanno a malapena finto di valutare la sicurezza in gravidanza e probabilmente hanno “colluso per nascondere dati dannosi” sugli alti tassi di morte fetale.

Altri ricercatori, tuttavia, e persino gli addetti ai lavori del vaccino, hanno iniziato a parlare nel 2021.

Ad esempio, dei ricercatori canadesi, scrivendo alla fine del 2021, esprimevano il timore che molte delle reazioni sistemiche comunemente segnalate dopo la vaccinazione anti COVID-19 potessero essere “sufficienti a influenzare lo sviluppo fetale/neonatale“.

Tra gli autori figurano il Dr. Byram Bridle, vaccinologo, che all’inizio del 2021 aveva definito “un grosso errore” l’inquietante biodistribuzione e accumulo negli organi vitali del vaccino anti COVID-19, e il professore di neurologia Dr. Steven Pelech, che aveva espresso ripetute preoccupazioni sulla miocardite e sui rischi dei vaccini per i giovani.

Ora, mentre molte donne incinte che hanno assunto i vaccini anti COVID-19, in preda all’orrore, subiscono un’impennata di aborti spontanei, bambini nati morti e malformazioni fetali, ci si chiede perché le autorità di regolamentazione non abbiano emesso alcun avviso.

Ma, come suggerito dall’esuberante comunicato stampa della Pfizer sull’anti-RSV e dall’approvazione compiacente da parte della FDA di scorciatoie per gli studi clinici, i produttori di vaccini e le autorità di regolamentazione non solo intendono passar sopra o far finta di non vedere anche i segnali di sicurezza più eclatanti, ma si stanno chiaramente posizionando per prendere di mira ancora di più le donne in gravidanza.

Cavilli e domande

I dettagli forniti – o omessi – sullo studio clinico della Pfizer sull’RSV esemplificano l’approccio cavilloso dei produttori e delle autorità di regolamentazione nei confronti delle donne in gravidanza.

Commentando l’annuncio della Pfizer, il Dr. Buzz Hollander, medico di famiglia – che ha chiarito di essere predisposto a celebrare la nuova offerta di vaccini contro l’RSV – ha tuttavia rilevato una serie di gravi obiezioni:

  • Pfizer ha rilasciato “solo un comunicato stampa”, ma senza dati, rendendo “impossibile analizzare i dati [sull’efficacia dichiarata del vaccino]”.
  • Pfizer non ha fornito alcuna spiegazione su come abbia definito la malattia “grave”, il suo endpoint (o scopo) primario.
  • A un anno dall’inizio della sperimentazione, Pfizer ha modificato in modo sospetto un importante endpoint, sfidando un principio fondamentale di progettazione degli studi clinici che “prevede la definizione in anticipo degli endpoint da valutare”.
  • Citando Hollander, Pfizer “ha spostato l’endpoint secondario (critico!) dei ricoveri per RSV da 180 a 360 giorni… e poi ha destato i miei sospetti non riportando alcun dato sui ricoveri, ad interim o meno, nel suo comunicato stampa mozzafiato”.
  • I ricercatori hanno pubblicato solo un piccolo studio sulla sicurezza dell’iniezione anti RSV, di cui Hollander ha detto: “Non mi fido degli studi che trovano >che il 40% dei partecipanti del gruppo placebo ha riportato dei sintomi sistemici; se imboccati nel modo giusto, la metà di noi potrebbe ricordare un mal di testa o un po’ di stanchezza il giorno dopo l’iniezione di placebo, e questo può seppellire una differenza nelle reazioni avverse reali rispetto al gruppo del vaccino”.
  • Ridurre il numero di partecipanti arruolati nello studio è stato poco saggio, ha detto Hollander, perché “più il gruppo è grande, meglio è, quando si tratta di… trovare segnali di sicurezza”.
  • All’inizio di quest’anno, GlaxoSmithKline (GSK) ha “troncato di botto” una sperimentazione tre volte più grande di un vaccino anti RSV simile per le donne in gravidanza dopo aver rilevato un segnale di sicurezza, ma non si è discusso del perché il vaccino anti RSV per mamme della Pfizer sia “a posto” mentre quello di GSK è stato considerato “intoccabile”.

La modesta conclusione di Hollander: “Ormai dovremmo aver imparato tutti che anche solo l’apparenza di voler usare scorciatoie nel processo di approvazione dei vaccini comporta costi sconosciuti”.

I lettori che hanno reagito al post di Hollander sono stati meno cauti. Uno ha osservato acerbamente: “Il problema qui è Pfizer. Hanno pagato multe miliardarie per pratiche losche e manipolazione dei dati. E questo prima dei vaccini anti Covid (per i quali sono stati indennizzati)”.

Un altro lettore ha espresso le sue riserve in modo ancora più conciso: “Fidarsi dei numeri di Pfizer? State scherzando?”

Esiti avversi della gravidanza dopo la vaccinazione anti COVID – non è uno scherzo

Mentre Pfizer, con l’aiuto della FDA, si prepara a “dominare il mercato del vaccino anti RSV per donne in gravidanza“, gli ostetrici-ginecologi in prima linea nell’assistenza alle madri si fanno avanti per lanciare l’allarme sulle ricadute infanticide delle iniezioni anti COVID-19.

La dottoressa Kimberly Biss ha recentemente twittato, “Da quando è iniziata la campagna di vaccinazione, nel nostro studio abbiamo riscontrato una diminuzione dei nuovi numeri di ostetricia, il che significa infertilità, di circa il 50%; abbiamo anche riscontrato un aumento del tasso di aborti spontanei di circa il 50% e… probabilmente un aumento del 25% di pap test anomali e di tumori maligni del collo dell’utero”.

Analogamente, il dottor James Thorp, in diverse interviste, ha descritto un aumento “fuori scala” della morte improvvisa del feto e di altri esiti avversi, tra cui malformazioni fetali e arresto cardiaco fetale.

Alla richiesta di commentare le informazioni recentemente fornite trapelate da un ospedale della California, Thorp ha definito l’aumento delle morti fetali – da meno di 6 su 1.000 nel 2020 a più di 29 su 1.000 in seguito all’introduzione delle iniezioni anti COVID-19 – come “ben oltre“, quello che i Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie considerano normalmente un segnale di sicurezza.

A settembre Thorp ha pubblicato un articolo preprint (insieme a coautori, tra cui Megan Redshaw di Children’s Health Defense) che descrive eventi avversi legati alla gravidanza “significativamente più frequenti” segnalati al Vaccine Adverse Event Reporting System (VAERS, il sistema statunitense per le segnalazioni degli eventi avversi ai vaccini) dopo le iniezioni anti COVID-19 rispetto a quelle antinfluenzali, che di per sé sono tutt’altro che benigne.

Catalogando gli aumenti significativi di “aborti spontanei, anomalie cromosomiche fetali, malformazioni fetali, igroma cistico fetale, disturbi cardiaci fetali, aritmia fetale, arresto cardiaco fetale, malperfusione vascolare fetale, anomalie di crescita fetale, anomalie della sorveglianza fetale, trombosi placentare fetale, basso livello di liquido amniotico e morte fetale/natale” e anche anomalie mestruali, Thorp e coautori hanno chiesto una “moratoria mondiale sull’uso dei vaccini anti COVID-19 in gravidanza”.

Per i bambini che sopravvivono, Thorp ha suggerito che potrebbero soffrire di “sindrome da immunodeficienza acquisita indotta dal vaccino” per tutta la vita.

In Scozia, intanto, il governo ha ordinato un’indagine sul “picco di decessi di neonati” nel 2021 e 2022, un aumento “superiore a quello previsto soltanto in base al caso”.

Persino in uno studio raffazzonato, chiaramente concepito per scagionare le iniezioni anti COVID-19 durante la gravidanza – incentrato sulle reazioni immediate dopo la prima o la seconda dose e ostacolato da una “limitata valutazione degli esiti perinatali” – i ricercatori hanno riscontrato che il 4,4-7,5% delle donne in gravidanza ha riportato sintomi ostetrici.

Imprudente e peggio

Come ha scritto Etana Hecht, scrittrice di Substack, lo scorso maggio, “È doloroso parlare delle mamme incinte e che allattano che vengono vaccinate sotto incoraggiamento e coercizione”, in particolare quando ci si rende conto di “come vengono trattati con noncuranza i bambini, che sono i più preziosi tra noi”.

Questa negligenza è evidente quando vediamo che alcuni degli stessi attori coinvolti nel fiasco dei vaccini anti COVID-19 tornano ora ad avviare lo stesso processo per aiutare ad argomentare a favore del vaccino anti RSV della Pfizer.

Tra essi ci sono figure come il dottor Robert Frenck, sperimentatore principale della Pfizer, responsabile dello studio clinico del Cincinnati Children’s Hospital che ha testato l’iniezione anti COVID-19 dell’azienda nei bambini. Frenck ha segnalato alla FDA le gravi lesioni da vaccino della dodicenne Maddie de Garay come un semplice “mal di pancia“.

I grafici mostrano chiaramente che nessuno dei vaccini somministrati alle donne incinte è sicuro per i neonati o per le mamme, ma dato che da un quarto a metà delle donne incinte acconsente a riceverli, chi conosce la verità deve impegnarsi ancora di più per spargere la voce.

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