I governi dovrebbero approvare una moratoria globale sui vaccini a mRNA fino a quando tutti gli interrogativi sulla loro sicurezza non saranno stati approfonditi, secondo gli autori di un nuovo articolo, sottoposto a revisione paritaria, sulla sperimentazione dei vaccini anti COVID-19 e sulla campagna di vaccinazione globale, pubblicato la scorsa settimana su Cureus, Journal of Medical Science.
Cureus è una rivista medica generale ad accesso aperto e revisione paritaria, basata sul web che utilizza la revisione paritaria in fase di pre-pubblicazione.
Gli autori hanno esaminato le ricerche pubblicate sulle sperimentazioni di vaccini delle aziende farmaceutichee sui relativi eventi avversi. Hanno inoltre chiesto che i vaccini anti COVID-19 siano rimossi immediatamente dal programma di immunizzazione infantile.
Dopo che i primi rapporti sulle sperimentazioni dei vaccini avevano sostenuto che avessero un’efficacia del 95% nel prevenire la COVID-19, sono stati resi pubblici gravi problemi di metodo, esecuzione e rendicontazione delle sperimentazioni, i quali sono oggetto di un esame dettagliato nell’articolo.
Le prove dimostrano inoltre che i prodotti non sono mai stati sottoposti ad adeguati test di sicurezza e tossicologici e, dopo l’introduzione del vaccino, i ricercatori hanno identificato un numero significativo di eventi avversi (AE, acronimo di adverse events) e di eventi avversi gravi (SAE, acronimo di serious adverse events).
Gli autori M. Nathaniel Mead, la Dott.ssa Stephanie Seneff,il Dr. Russ Wolfinger, La Dott.ssa Jessica Rose, il Dr. Kris Denhaerynck, Steve Kirsch e il Dr. Peter McCullough hanno illustrato in dettaglio i potenziali gravi danni dei vaccini per l’essere umano, i problemi di controllo e lavorazione dei vaccini, i meccanismi alla base degli AE, le ragioni immunologiche dell’inefficacia dei vaccini e i dati sulla mortalità degli studi registrativi.
Le conclusioni sono state: “L’approvazione da parte dell’agenzia federale dei prodotti iniettabili anti COVID-19 a mRNA, su una base di copertura generalizzata per tutta la popolazione, non era supportata da una valutazione onesta di tutti i dati registrativi rilevanti e da una considerazione adeguata dei rischi rispetto ai benefici”.
Hanno inoltre chiesto che i vaccini vengano immediatamente rimossi dal programma di immunizzazione infantile e che vengano sospesi i richiami.
“È immorale e inconcepibile somministrare un vaccino sperimentale a un bambino che ha un rischio quasi nullo di morire a causa della COVID-19 (IFR, 0,0003%), ma un rischio provato del 2,2% di danni cardiaci permanenti basato sui migliori dati prospettici disponibili”, hanno scritto.
Infine, gli autori hanno chiesto un’indagine completa sulla cattiva condotta delle aziende farmaceutiche e delle agenzie di regolamentazione.
Si tratta del primo studio sottoposto a revisione paritaria che chiede una moratoria sui prodotti anti COVID-19 a mRNA , ha dichiarato Rose a The Defender.
“Una volta effettuata un’adeguata valutazione delle indicazioni di sicurezza ed efficacia qui contenute – in base alla quale è stata concessa l’autorizzazione per l’uso d’emergenza (EUA, acronimo di emergency use authorization) e le autorizzazioni definitive – è emerso che i prodotti iniettabili anti COVID-19 non erano né sicuri né efficaci“, ha aggiunto.
Secondo McCollough, “l’mRNA non avrebbe mai dovuto essere autorizzato per uso umano”.
L’autore principale Mead ha dichiarato a The Defender: “Il nostro punto di vista è che qualsiasi analisi rischio-beneficio deve considerare quanto il presunto beneficio in termini di riduzione della mortalità correlata alla COVID-19 sia compensato dal potenziale aumento della mortalità indotta dal vaccino”.
Ecco sei elementi che si possono trarre dalla revisione:
1. I “vaccini” anti COVID-19 sono terapie geniche riclassificate che sono state spinte attraverso il processo normativo in modo affrettato e senza precedenti.
Prima del processo di autorizzazione di sette mesi per i vaccini a mRNA, nessun vaccino era mai stato immesso sul mercato senza essere sottoposto a test di almeno quattro anni, con tempi tipici di 10 anni.
Per accelerare il processo, le aziende hanno saltato gli studi preclinici sulla potenziale tossicità di dosi multiple e hanno tagliato il tipico periodo di osservazione di 6-12 mesi per l’identificazione degli effetti avversi a lungo termine e il periodo stabilito di 10-15 anni per il monitoraggio degli effetti a lungo termine, come il cancro e i disturbi autoimmuni, hanno scritto gli autori.
Le sperimentazioni hanno dato priorità alla documentazione dell’effettiva riduzione dei sintomi rispetto ai SAE e alla mortalità. Ciò è particolarmente preoccupante, sostengono gli autori, perché i prodotti a mRNA sono prodotti di terapia genica riclassificati come vaccini e quindi autorizzati con EUA per la prima volta in assoluto per l’uso contro una malattia virale.
Tuttavia, i componenti delle terapie geniche non sono stati valutati in modo approfondito per quanto riguarda la sicurezza dell’uso come vaccini.
C’è il timore, non indagato, che l’mRNA possa trasformare le cellule del corpo in fabbriche di proteine virali – senza interruttore di spegnimento – che producono la proteina spike per un periodo prolungato, causando infiammazione sistemica cronica e disfunzioni immunitarie.
Secondo gli autori, la proteina spike del vaccino è associata a un’immunopatologia più grave e ad altri effetti collaterali rispetto alla proteina spike del virus stesso.
Gli autori suggeriscono che i massicci investimenti governativi nella tecnologia dell’mRNA, tra cui centinaia di milioni prima della pandemia e decine di miliardi dopo il suo inizio, hanno fatto sì che “le agenzie federali statunitensi fossero fortemente orientate verso il successo delle sperimentazioni registrative”.
Gli incentivi finanziari e le pressioni politiche per ottenere una soluzione rapida hanno probabilmente influenzato una serie di decisioni errate che hanno compromesso l’integrità delle sperimentazioni e sminuito le serie preoccupazioni scientifiche sui rischi della tecnologia, hanno aggiunto gli autori.
2. Nelle sperimentazioni sono state adottate misure per sovrastimare l’efficacia del vaccino
Poiché le sperimentazioni sono state progettate per valutare se il vaccino a mRNA riducesse i sintomi, non hanno misurato se i vaccini prevenissero la malattia grave e la morte. Eppure i produttori di vaccini hanno ripetutamente affermato che lo fannoì.
“Nessun grande studio randomizzato in doppio cieco controllato con placebo ha mai dimostrato una riduzione della trasmissione del SARS-CoV-2, dell’ospedalizzazione o della morte”, hanno scritto gli autori.
Inoltre, il numero di persone che hanno contratto la COVID-19 clinica sia nel gruppo placebo che in quello di intervento era “troppo esiguo per trarre conclusioni significative, pragmatiche o di ampio respiro per quanto riguarda la morbilità e la mortalità da COVID-19”.
Le dichiarazioni della Pfizer sull’efficacia al 95% si basavano sul fatto che 162 dei 22.000 destinatari del placebo avevano contratto la COVID-19 confermata da test PCR, rispetto a 8 dei 22.000 destinatari del vaccino. Nessuno dei destinatari del placebo è morto di COVID-19. Nelle sperimentazioni Moderna, solo un decesso nel gruppo placebo è stato attribuito alla COVID-19.
In entrambi i gruppi è stata registrata una percentuale molto più elevata di “casi sospetti di COVID-19”, con partecipanti che presentavano sintomi di COVID-19 ma test PCR negativi. Se si tiene conto di questi casi, le misure di efficacia del vaccino scendono a circa il 19%.
Il gruppo di soggetti della sperimentazione era composto in gran parte da individui giovani e sani, escludendo gruppi chiave – bambini, donne in gravidanza, anziani e persone immunocompromesse – il che può anche oscurare la reale efficacia e sicurezza del vaccino.
I risultati delle rianalisi dei dati degli studi Pfizer possono essere interpretati come una dimostrazione che i vaccini non hanno fatto “alcuna differenza significativa” nel ridurre la mortalità per tutte le cause nei gruppi vaccinati rispetto a quelli non vaccinati a 20 settimane dallo studio, hanno scritto gli autori.
Anche i dati post-marketing di sei mesi presentati dalla Pfizer alla Food and Drug Administration statunitense (FDA, Agenzia federale per gli alimenti e i farmaci) non hanno mostrato alcuna riduzione della mortalità per tutte le cause dovuta al vaccino.
Gli autori hanno rianalizzato i dati, aggiustando l’analisi dei decessi per tenere meglio conto del fatto che quando la Pfizer ha terminato la fase in cieco le persone del gruppo placebo hanno assunto il vaccino, e hanno scoperto che il gruppo vaccino aveva un tasso di mortalità più alto (0,105%) rispetto al gruppo non vaccinato (0,0799%), il che secondo loro era una stima prudente.
Uno dei problemi più evidenti delle sperimentazioni registrative, hanno osservato, è che si sono concentrate esclusivamente sulla misurazione della riduzione del rischio – il rapporto tra i tassi di sintomi COVID-19 nel gruppo del vaccino rispetto al gruppo del placebo – piuttosto che sulla misurazione della riduzione del rischio assoluto, ovvero la probabilità che qualcuno manifesti i sintomi di COVID-19 rispetto alle persone della popolazione in generale.
Secondo le linee guida della FDA, tenere conto di entrambi gli approcci è fondamentale per evitare l’uso improprio di prodotti farmaceutici – ma i dati sono stati omessi, il che ha portato a una sovrastima dell’utilità clinica dell’intervento.
Sebbene entrambi i vaccini abbiano indicato come dato di efficacia una riduzione del rischio di circa il 95%, le riduzioni del rischio assoluto per i vaccini Pfizer e Moderna erano rispettivamente dello 0,7% e dell’1,1%.
“Per prevenire un singolo caso lieve-moderato di COVID-19 sarebbe necessario iniettare un numero considerevole di individui”, hanno scritto gli autori.
A titolo di esempio, utilizzando una stima prudente secondo cui 119 persone dovrebbero essere vaccinate per prevenire l’infezione e ipotizzando che la COVID-19 abbia un tasso di mortalità per infezione dello 0,23%, hanno scritto che sarebbero necessarie circa 52.000 vaccinazioni per prevenire un singolo decesso legato alla COVID-19.
Tuttavia, “dati gli errori di sperimentazione e i problemi di integrità dei dati… è probabile che il vero beneficio sia molto più basso”, hanno scritto.
E, aggiungono, sarebbe necessario valutare i benefici insieme ai danni, stimati in 27 decessi per 100.000 dosi di Pfizer. Ciò significa, secondo le stime più prudenti, che “per ogni vita salvata, i decessi causati dalle iniezioni di mRNA modificato sono stati 14 volte superiori”.
Hanno anche osservato che le prove successive al lancio hanno confermato che le affermazioni sull’efficacia erano esagerate. Ad esempio, due ampi studi fatti su dipendenti di Cleveland clinic hanno dimostrato che il vaccino non era in grado di conferire protezione contro la COVID-19; al contrario, in quegli studi, un numero maggiore di persone vaccinate aveva maggiori probabilità di contrarre la COVID-19.
Uno studio ha dimostrato che il rischio di un’infezione “breakthrough” [cioè nonostante l’immunizzazione] è significativamente più alto tra le persone che hanno ricevuto un richiamo e che un numero maggiore di vaccinazioni comporta un rischio maggiore di COVID-19.
Un secondo studio ha dimostrato che gli adulti non “in regola” con le vaccinazioni avevano un’incidenza di COVID-19 inferiore del 23% rispetto ai colleghi “in regola”.
3. Le sperimentazioni hanno sottostimato gli eventi avversi, compresa la morte, nonostante l’evidenza dei dati.
Secondo gli autori, i danni sono stati sottoriportati e sottostimati per una serie di ragioni, una pratica che tende a essere comune negli studi randomizzati sui vaccini sponsorizzati dall’industria in generale ed “eccezionalmente evidente” in questo caso.
In primo luogo, poiché la Pfizer ha interrotto la fase in cieco poche settimane dopo l’autorizzazione all’uso d’emergenza e ha permesso alle persone del gruppo placebo di assumere il vaccino, non c’è stato tempo sufficiente per identificare i danni tardivi perché non c’era più un gruppo di controllo.
“Era necessario, dato che nessuno dei decessi nella sperimentazione della Pfizer è stato attribuito alla COVID-19 come causa primaria e dato che l’IFR [infection fatality rate] (tasso di fatalità dell’infezione) era molto basso per una popolazione relativamente sana?”, si sono chiesti.
Inoltre, i coordinatori della sperimentazione sono stati “disordinati” nel loro approccio al monitoraggio degli AE. Hanno dato priorità alla documentazione degli eventi ritenuti correlati alla COVID-19 piuttosto che ai vaccini per i primi sette giorni e hanno registrato solo gli AE “non richiesti” per 30-60 giorni. Dopo questo periodo, non sono stati registrati nemmeno gli eventi avversi molto gravi, come la morte. Anche per gli effetti collaterali registrati nei primi sette giorni, sono stati richiesti dati solo al 20% della popolazione.
Nessuno dei dati della sperimentazione è stato verificato in modo indipendente. “Tale segretezza può aver permesso all’industria di presentare più facilmente una stima gonfiata e distorta dei benefici delle iniezioni genetiche, oltre a una grossolana sottostima dei potenziali danni”, hanno scritto.
La successiva analisi di Michels et al. ha rivelato che i decessi e altri SAE – come condizioni di pericolo di vita, ricovero ospedaliero o prolungamento del ricovero, disabilità/incapacità persistente o significativa, anomalia congenita o evento clinicamente significativo – si sono verificati dopo il periodo per cui c’è stato qualche controllo e prima della riunione consultiva dell’FDA in cui è stata raccomandata l’autorizzazione di emergenza.
Secondo i dati della stessa Pfizer, nelle prime 33 settimane di sperimentazione sono deceduti 38 soggetti, anche se una ricerca indipendente condotta da Michels et al. ha stimato che questo numero corrisponde solo al 17% circa del numero effettivo previsto, a causa di dati mancanti.
In seguito, il tasso di decessi ha continuato ad aumentare. Michaels et al. hanno rilevato che Pfizer non ha segnalato un aumento sostanziale del numero di decessi dovuti a eventi cardiovascolari. Hanno inoltre riscontrato uno schema coerente di ritardi nella segnalazione della data del decesso nelle relazioni sui casi dei soggetti.
Complessivamente, gli autori della revisione hanno riferito che “il numero di decessi cardiaci in proporzione è doppio tra i soggetti vaccinati rispetto a quelli non vaccinati nelle sperimentazioni Pfizer”.
Nella loro discussione, gli autori hanno scritto: “Sulla base dei risultati della sperimentazione Pfizer estesa, la nostra stima degli anni-persona ha prodotto un aumento del 31% della mortalità complessiva tra i destinatari del vaccino, una chiara tendenza nella direzione sbagliata”.
Questo solleva seri dubbi su come sono stati condotti gli studi registrativi, ha detto Mead. “Le valutazioni del profilo di sicurezza delle iniezioni a mRNA modificato anti COVID-19 giustificano una prospettiva oggettiva di precauzione, qualsiasi tendenza sostanziale all’aumento della mortalità per tutte le cause all’interno del braccio di intervento della popolazione dello studio si riflette negativamente sull’intervento”.
4. Il numero di SAE nelle sperimentazioni e i rapporti successivi alla campagna vaccinale sono ben documentati, nonostante le affermazioni contrarie.
Sia Pfizer che Moderna hanno riscontrato circa 125 SAE ogni 100.000 destinatari del vaccino, ovvero un SAE ogni 800 vaccini. Tuttavia, poiché gli studi escludevano le persone più vulnerabili, notano gli autori, ci si aspetterebbe una percentuale ancora più alta di SAE nella popolazione generale.
La rianalisi di Fraiman et al. dei dati dello studio Pfizer ha riscontrato un rischio significativamente più elevato del 36% di SAE, che comprendeva decessi e molte condizioni potenzialmente letali nei partecipanti vaccinati.
I SAE ufficiali per altri vaccini si aggirano in media solo su 1-2 per milione. Fraiman et al. hanno stimato 1.250 eventi avversi gravi per milione di vaccini, superando quel parametro di riferimento di “almeno 600 volte”.
Dopo il lancio del vaccino, le analisi di due grandi sistemi di segnalazione della sicurezza dei farmaci negli Stati Uniti e in Europa hanno identificato segnali di infarto miocardico, embolia polmonare, arresto cardio-respiratorio, infarto cerebrale ed emorragia cerebrale associati a entrambi i vaccini a mRNA, oltre all’ictus ischemico.
E milioni di AE sono stati segnalati in questi sistemi.
Un altro studio di Skidmore et al. ha stimato in 289.789 il numero totale di decessi causati dai vaccini nel solo 2021. Gli studi autoptici hanno inoltre fornito ulteriori prove di gravi danni, tra cui l’evidenza che la maggior parte dei decessi correlati al vaccino anti COVID-19 a mRNA è dovuta a lesioni del sistema cardiovascolare.
In diversi studi autoptici, il patologo tedesco Arne Burkhardt ha documentato la presenza di proteine spike prodotte dall’mRNA del vaccino nelle pareti dei vasi sanguigni e nei tessuti cerebrali. Questa ricerca aiuta a spiegare le tossicità documentate indotte dai vaccini che colpiscono il sistema nervoso, immunitario, riproduttivo e altri sistemi.
I dati Pfizer mostrano anche un numero eccessivo di effetti avversi. Secondo un documento confidenziale rilasciato nell’agosto 2022, la Pfizer aveva documentato circa 1,6 milioni di reazioni avverse che interessavano quasi tutti gli organi e un terzo di queste erano classificate come gravi.
Nella sperimentazione della Pfizer, Michels e colleghi hanno riscontrato un aumento di quasi 4 volte (OR 3,7, 95%CI 1,02-13,2, p = 0,03) di eventi cardiaci gravi (es. infarto, sindrome coronarica acuta) nel gruppo vaccino. Né il rapporto originale della sperimentazione né il rapporto sintetico sulla sicurezza clinica della Pfizer hanno riconosciuto o commentato questo segnale di sicurezza.
“Gli eventi avversi gravi sono tutti ben documentati”, ha dichiarato Mead. “Eppure è sorprendente vedere che molti medici continuano a ignorare o a scartare del tutto l’ultima metà dell’equazione quando si considerano le tendenze della mortalità per tutte le cause”.
5. L’assenza di test appropriati sulla sicurezza e sulla tossicità pone seri problemi.
I ricercatori hanno espresso il timore che la tecnologia dell’mRNA sia intrinsecamente instabile e difficile da conservare, il che porta alla variabilità dei lotti e alla contaminazione legata a diversi tassi di AE.
Le recenti scoperte di McKernan et al. che hanno rilevato che i vaccini a mRNA della Pfizers sono contaminati da DNA plasmidico che non dovrebbe essere presente – e non era presente nei vaccini utilizzati negli studi – sollevano seri problemi di sicurezza.
Questo perché il “Processo 1”, utilizzato nelle sperimentazioni per generare i vaccini, prevedeva la trascrizione in vitro di DNA sintetico – essenzialmente un processo “pulito”. Tuttavia, questo processo non è praticabile per la produzione di massa, quindi i produttori hanno utilizzato il “Processo 2”, che prevede l’uso di batteri E. coli per replicare i plasmidi.
La rimozione dei plasmidi E coli può dare luogo a plasmidi residui nei vaccini e gli effetti della loro presenza sono sconosciuti.
Il lavoro di McKernan ha anche rivelato la presenza di DNA del virus 40 della scimmia (SV40), un virus oncogeno a DNA originariamente isolato nel 1960 da vaccini antipolio contaminati, che induce linfomi, tumori cerebrali e altre neoplasie negli animali da laboratorio, sollevando altri problemi di sicurezza.
I ricercatori di Cambridge hanno pubblicato un articolo su Nature nel dicembre 2023, in cui hanno trovato un difetto intrinseco nelle istruzioni dell’RNA modificato per la proteina spike nei vaccini anti COVID-19 che fa sì che il macchinario che traduce il gene nella proteina spike “scivoli” circa il 10% delle volte.
Questo processo crea “frameshifts” che inducono le cellule a produrre proteine “fuori bersaglio” oltre alla spike. Queste proteine, che gli sviluppatori non hanno cercato oppure non hanno segnalato alle autorità di regolamentazione, causano risposte immunitarie indesiderate i cui effetti a lungo termine sono sconosciuti.
6. Esistono molti meccanismi biologici possibili che causano AE e inefficacia del vaccino.
La revisione rimanda i lettori a una serie di documenti che illustrano una serie di teorie diverse per spiegare l’elevato numero di AEs dei vaccini anti COVID-19 a mRNA.
“I meccanismi di mimetismo molecolare, reattività incrociata con l’antigene, priming patogeno, riattivazione virale, esaurimento immunitario e altri fattori correlati alla disfunzione immunitaria rafforzano la plausibilità biologica della patogenesi indotta dal vaccino di malattie maligne e autoimmuni”, hanno scritto. Questi meccanismi di attivazione immunitaria sono distinti dalla risposta dell’organismo a un’infezione virale.
Si segnalano inoltre gli effetti tossici del coadiuvante primario, il PEG, e della stessa proteina spike.
L’analisi dei vaccini si conclude con una complessa spiegazione della diversa base immunologica della protezione fornita dai vaccini rispetto all’immunità naturale attraverso l’infezione. Gli autori spiegano i meccanismi di fallimento del vaccino e i problemi generati dalla capacità dei vaccini a mRNA di perpetuare la comparsa di nuove varianti.