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01-09-2023 News

COVID

Rapporto “profondamente errato”, che elogia le misure pandemiche obbligatorie, usato per promuovere la “dottrina dei lockdown”, dicono i critici

La settimana scorsa la Royal Society del Regno Unito ha pubblicato un rapporto in cui si affermava che i lockdown, le mascherine e altri interventi non farmacologici sono stati “inequivocabilmente” efficaci nel ridurre la trasmissione della COVID-19. Ma l’antropologo medico Kevin Bardosh avverte che il rapporto è errato, eppure viene usato per stabilire una “dottrina dei lockdown” globale di stampo orwelliano.

royal society flawed covid lockdown feature

La settimana scorsa la Royal Society del Regno Unito – acclamata come la più antica accademia scientifica del mondo – ha pubblicato un rapporto in cui si afferma che vi sono “chiare evidenze” che i lockdown, le mascherine, la tracciabilità dei contatti, le restrizioni ai viaggi e altri interventi non farmacologici (NPI, acronimo di nonpharmaceutical interventions) sono stati efficaci nel ridurre la trasmissione della COVID-19 “in alcuni Paesi”.

Tuttavia, in un articolo pubblicato mercoledì su UnHerd, il Dr. Kevin Bardosh, direttore della ricerca di Collateral Global – che “si dedica alla ricerca, alla comprensione e alla comunicazione degli impatti globali delle politiche in risposta alla pandemia di COVID-19 ” – ha definito il rapporto “profondamente errato“, affermando che esso rivela che esiste “uno sfortunato distacco dalla realtà nelle nostre prestigiose istituzioni scientifiche”.

Bardosh ha criticato il rapporto, in particolare per l’uso della parola “inequivocabilmente”, che afferma:

“In sintesi, le prove sull’efficacia degli NPI applicati per ridurre la trasmissione del virus SARS-CoV-2 dimostrano inequivocabilmente che gli NPI possono fornire riduzioni potenti, efficaci e prolungate della trasmissione virale, se implementati in pacchetti che combinano diversi NPI con effetti complementari”.

Bardosh, il cui lavoro si concentra sull’epidemiologia e sul controllo delle malattie infettive umane, animali e sulle malattie trasmesse da vettori in oltre 20 Paesi, è coautore di oltre 50 pubblicazioni con revisione paritaria.

In questa analisi delle conseguenze indesiderate della politica di vaccinazione anti COVID-19, pubblicata su BMJ Global Health, Bardosh e i suoi coautori concludono che: “le imposizioni della vaccinazione obbligatoria anti COVID-19 hanno avuto effetti dannosi sulla fiducia del pubblico, sulla fiducia nei vaccini, sulla polarizzazione politica, sui diritti umani, sulle iniquità e sul benessere sociale”.

Mancata “valutazione delle conseguenze dannose” delle politiche

Secondo Bardosh, il problema centrale del rapporto della Royal Society – e di lavori simili come quello della Commissione Lancet dello scorso anno e la revisione di Nature – è che non valutano in modo esaustivo le conseguenze dannose delle politiche pandemiche.

Invece “escludono o minimizzano i dati scomodi e anomali che mettono in discussione l’ortodossia ed evitano di affrontare le difficili questioni sulle politiche”.

In assenza di tale indagine critica, “le semplici narrazioni e le comode proiezioni popolari” si radicano, ha affermato Bardosh, in parte grazie alla costante ripetizione di messaggi da parte dei media mainstream – come “le mascherine hanno funzionato” e “i lockdown hanno rallentato la diffusione” – e alle ammonizioni a non mettere in discussione le conclusioni o le autorità o le istituzioni responsabili della loro diffusione.

Secondo Bardosh, tra le conseguenze più evidenti, ma non ancora esaminate, ci sono le centinaia di milioni di persone ridotte in povertà e all’insicurezza alimentare dagli obblighi per la pandemia di COVID-19 e la perdita di opportunità educative per i bambini.

In un altro articolo apparso su UnHerd, Bardosh ha criticato l’inchiesta britannica COVID-19 – dopo che più di 40 associazioni e sostenitori dei diritti dell’infanzia hanno emesso un “atto d’accusa” – affermando che l’inchiesta “deve affrontare i danni ai bambini” e che “gli ‘esperti’ di isolamento devono essere chiamati a rispondere”.

Bardosh ha scritto:

“I bambini non erano vettori della malattia, nonostante la propaganda mediatica pervasiva secondo cui i bambini piccoli avrebbero ucciso la nonna. Il rischio di esiti gravi era minimo per loro. Le scuole non sono mai state luoghi di alta trasmissione, cosa nota già nell’aprile 2020.

“Eppure, le classi di esperti, i media e i politici hanno ingigantito il rischio per i bambini, vestendolo di un moralismo che non si poteva discutere e che si è nutrito delle nostre paure più profonde: fare del male ai bambini”.

Cosa c’è di sbagliato nell’analisi della Royal Society?

Il rapporto della Royal Society ha riscontrato che i singoli NPI, isolatamente, non hanno avuto alcun effetto sulla trasmissione e, nella sua analisi complessiva, ha preso in considerazione solo la riduzione della trasmissione, non gli esiti di malattia o di morte, ha sottolineato Bardosh.

Nella sua analisi dei dati relativi ai lockdown e al distanziamento sociale, la Royal Society ha applicato in modo incoerente il targeting a periodi di tempo e dimensioni dell’effetto, e non ha distinto tra cambiamenti di comportamento volontari e obbligati, ha detto Bardosh.

Bardosh ha inoltre criticato il rapporto per essersi basato pesantemente su studi osservazionali di Paesi ad alto reddito e per aver selezionato casi di Paesi come la Corea del Sud, la Nuova Zelanda e Hong Kong, ignorando invece quelli di Svezia, India, Haiti e Nicaragua.

“Ora vengono scritti rapporti per il 17% del mondo che è potuto rimanere a casa (circa 500 milioni di persone) all’apice del lockdown globale, rendendo invisibile il restante 83%”, ha scritto.

La revisione fatta nel rapporto delle prove dell’efficacia delle mascherine, ha osservato Bardosh, contraddice la meta-analisi aggiornata di recente di 78 studi di controllo randomizzati (RCT, acronimo di randomized control trials) da parte della Cochrane che, pur ammettendo i difetti dello studio, ha comunque rilevato che “i risultati raggruppati degli RCT non hanno mostrato una chiara riduzione dell’infezione virale respiratoria con l’uso di maschere medico-chirurgiche” e che “indossare respiratori N95/P2 … può fare poca o nessuna differenza nel numero di persone che contraggono una malattia simil-influenzale”.

Nel suo articolo della scorsa settimana sugli obblighi per le mascherine, Bardosh ha citato anche i recenti studi RCT sull’uso di mascherine in tessuto a livello di comunità in Bangladesh e Guinea-Bissau durante la pandemia, che hanno rilevato benefici scarsi o nessun beneficio dagli interventi.

Bardosh ha scritto:

“Prima della Covid, le mascherine mediche a livello di popolazione non erano considerate uno strumento particolarmente efficace per i virus respiratori. In un discorso del 2018 alla National Academy of Medicine, la scrittrice scientifica Laurie Garrett ha affermato che “l’efficacia principale di una mascherina è che provoca allarme in una persona e quindi si sta lontani l’uno dall’altro””.

Anche i numerosi aspetti negativi dell’uso della mascherina facciale sono rimasti inesplorati nel rapporto. Nel suo articolo sull’uso delle mascherine, Bardosh ha scritto:

“Stranamente, la narrazione a favore della mascherina ignora gli effetti dannosi sulla cognizione sociale e emotiva, la tossicità di mascherine fabbricate male, l’inquinamento ambientale, il disagio psicologico e fisico (soprattutto in persone con una storia di traumi o abusi), oltre ad un aumento della conformità sociale nei confronti di una burocrazia illogica e una maggiore accettazione di tecnologie di sorveglianza di massa “.

Collateral Global ha riunito ad aprile un gruppo di 30 studiosi, attivisti ed esperti di tutto il mondo per discutere gli impatti delle restrizioni pandemiche nei Paesi a basso e medio reddito – molti dei quali non sono stati presi in considerazione nello studio della Royal Society, secondo Bardosh.

Hanno pubblicato un rapporto in cui si chiede di concentrarsi sui diritti umani e di mettere al centro le conoscenze e l’esperienza degli attori locali, di disaggregare il rischio in base alle condizioni locali, di investire in modo coerente nell’assistenza sanitaria in tutto il mondo, di garantire un flusso di informazioni aperto e accurato dalle autorità centrali alle aree regionali e viceversa e di evitare che i governi impongano restrizioni inutili e inattuabili agli spostamenti, alle libertà e all’economia.

Hanno inoltre sottolineato l’accelerazione della tendenza globale all’autoritarismo, la concessione illegale di poteri di emergenza allo Stato e la manipolazione dell’opinione pubblica attraverso lo sfruttamento della paura.

Bardosh ha messo in guardia da un “effetto domino” delle politiche globali, in cui le decisioni di usare i lockdown nei Paesi più importanti porta invariabilmente, attraverso la pressione politica, a far confluire i Paesi a basso reddito negli stessi obblighi, indipendentemente dai danni sociali ed economici.

Una nuova “dottrina dei lockdown”?

Secondo Bardosh, nonostante le sue carenze, il rapporto della Royal Society viene già utilizzato come punto di partenza per una nuova visione di preparazione globale, per assicurarsi che gli NPI, come i lockdown, vengano introdotti subito durante la prossima pandemia.

Questo fa parte della roadmap della missione di 100 giorni promossa dalla Coalition for Epidemic Preparedness (CEPI, Coalizione per la preparazione alle epidemie), ha detto Bardosh.

Il CEPI, una partnership globale della Bill & Melinda Gates Foundation, del Wellcome Trust e del World Economic Forum (WEF, Forum economico mondiale), è stato lanciato nel 2017 a Davos, in Svizzera, sede del WEF.

Il CEPI è strettamente legato agli sforzi per sviluppare un vaccino per la “malattia X“, raccogliendo oltre un miliardo di dollari da governi e organizzazioni come la Fondazione Gates.

Secondo il sito web 100 Days (100 giorni), “Nel prepararsi alla malattia X, è importante essere chiari su ciò che si sa e ciò che non si sa: La X di ‘malattia X’ sta per tutto quello che non sappiamo” e “Quello che sappiamo è che la prossima malattia X è in arrivo e che dobbiamo essere pronti”.

Il CEPI ha recentemente ospitato il Global Pandemic Preparedness Summit (Vertice per la preparazione globale alle pandemie) con il governo del Regno Unito “per esplorare il modo in cui possiamo rispondere alla prossima ‘Malattia X’ realizzando vaccini sicuri ed efficaci entro 100 giorni”, affermando di avere un “piano per la distruzione della pandemia” da 3,5 miliardi di dollari che “darà il via e coordinerà questo lavoro”.

Secondo il Daily Mail, i Paesi hanno promesso 1,5 miliardi di dollari per questo piano.

Bardosh l’ha definita “la nostra nuova dottrina dei lockdown”.

In un articolo di giugno, Bardock ha scritto che questa dottrina rappresenta il consolidamento delle risorse mondiali verso la preparazione alle pandemie e la costruzione “dell’infrastruttura critica per un lockdown rapido”, e che “chiudere tutto più duramente e prima la prossima volta è un’idea sbagliata”.

Bardosh ha scritto:

Sir Jeremy Farrar, ex direttore del Wellcome Trust e attuale scienziato capo dell’OMS [Organizzazione mondiale della sanità], ha ammonito l’inchiesta a non essere compiacenti nella nostra “nuova era pandemica”.

Le opinioni espresse questa settimana sembrano simili a quelle delineate nel recente libro di Bill Gates, “Come prevenire la prossima pandemia”. La Fondazione Gates è diventata il secondo maggior finanziatore dell’OMS, il che ha conferito alla fondazione un’influenza eccessiva nel determinare la forma delle future risposte alle pandemie.

“Nel suo libro, Gates delinea un piano che finora ha avuto eco nell’inchiesta britannica: chiudere in modo rapido e far dipendere la riapertura da un vaccino”.

Bardosh ha avvertito che il successo dell’attuazione di lockdown, vaccinazioni e terapie richiederebbe “meccanismi per plasmare l’opinione pubblica, limitare le libertà civili e dispiegare massicci programmi di spesa governativa”.

Bardosh vede il rapporto della Royal Society – guidato da “potenti interessi, manipolazione del discorso ed ego” – funzionare proprio come un meccanismo di questo tipo, costituendo l’ultimo mattone nel muro di un nuovo sistema di comando e controllo globale in espansione.

“Abbiamo visto negli anni successivi al 2020”, ha scritto, “che una volta che si impongono una serie di obblighi governativi, abrogarli è altrettanto difficile”.

Bardosh spera che gli “scettici accademici non allineati” come lui possano fare abbastanza rumore da fare la differenza.

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