La scorsa settimana l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha nuovamente lanciato l’allarme sull’influenza aviaria, avvertendo che ha un tasso di mortalità “estremamente elevato” tra gli esseri umani.
La malattia, il virus dell’influenza aviaria H5N1 – noto anche come “influenza aviaria altamente patogena (HPAI, acronimo di highly pathogenic avian influenza) A” e semplicemente come “influenza aviaria” – può diffondersi tra alcuni animali, secondo i Centers for Disease Control and Prevention [Centri per il Controllo e la Prevenzione delle Malattie] (CDC).
Tuttavia, non è mai stata trasmessa da un essere umano all’altro e ci sono state segnalazioni estremamente rare di trasmissione da animali a esseri umani, ha dichiarato l’agenzia.
Eppure, il capo scienziato dell’OMS Jeremy Farrar ha dichiarato che c’è “grande preoccupazione” che la malattia si evolva e sviluppi “la capacità di passare alla trasmissione da un essere umano all’altro”.
Secondo il CDC, le segnalazioni di focolai di influenza aviaria risalgono agli anni 1880. Dal 2014, i media pubblicano periodicamente storie sempre più allarmistiche sul virus.
All’inizio di questo mese sono iniziate a circolare notizie secondo cui l’influenza aviaria è stata rilevata in uccelli selvatici, pollame, una varietà di mammiferi, tra cui gatti e delfini, e un piccolo numero di esseri umani.
Testate giornalistiche come The New York Times hanno ribadito gli avvertimenti di Farrar sul fatto che il virus sta mutando e potrebbe iniziare a trasmettersi tra le persone, mentre il Daily Mail ha avvertito che potrebbe essere “100 volte peggiore della COVID“.
Farrar ha dato il via a questi avvertimenti durante una conferenza stampa in cui ha annunciato la nuova definizione dell’OMS per gli agenti patogeni trasportati dall’aria.
“È una cosa tragica da dire, ma se vengo infettato dall’H5N1 e muoio, è la fine”, ha detto Farrar. “Se vado in giro per la comunità e la diffondo a qualcun altro, allora inizia il ciclo”.
“Dobbiamo vigilare, anzi, più che vigilare, se l’H5N1 dovesse arrivare agli esseri umani con una trasmissione da un essere umano all’altro, dobbiamo assicurarci di poter rispondere immediatamente con un accesso equo a vaccini, terapie e diagnostica”, ha aggiunto.
Le ricerche condotte in passato da Farrar si sono concentrate su questo particolare ceppo di influenza aviaria.
I commenti scatenano la richiesta di un vaccino contro l’influenza aviaria
Dopo i commenti di Farrar, titoli come: “La prossima minaccia pandemica richiede un’azione immediata“, “L’influenza aviaria sta infettando sempre più mammiferi. Cosa significa per noi? ” “Il pericolo in evoluzione posto dalla nuova influenza aviaria ” e “Gli USA sarebbero in grado di vaccinare un quinto degli americani in caso di emergenza da influenza aviaria” si sono chiesti se questa sia “la prossima pandemia”.
I servizi giornalistici invitano le agenzie di sanità pubblica a prepararsi di conseguenza, intensificando la biosorveglianza tra le agenzie, la pianificazione della risposta alle emergenze, l’approvviggionamento di dispositivi di protezione personale e, naturalmente, l’espansione delle scorte esistenti di vaccini contro l’influenza aviaria e lo sviluppo di vaccini migliori.
Il governo degli Stati Uniti dispone attualmente di tre vaccini contro l’H5N1 approvati dalla Food and Drug Administration (FDA, Agenzia federale per gli alimenti e i farmaci) e conservati nello Strategic National Stockpile (Scorta strategica nazionale). I vaccini sono prodotti da Sanofi, GSK e CSL Seqirus.
Secondo i funzionari federali, se l’H5N1 dovesse diffondersi ampiamente tra gli esseri umani, il governo degli Stati Uniti potrebbe distribuire entro quattro mesi un numero di vaccini sufficiente a vaccinare un quinto della popolazione statunitense, riporta Barrons.
Ma i media hanno sollevato dubbi sull’efficacia di questi vaccini, sviluppati già nel 2007, e hanno sollecitato lo sviluppo e la sperimentazione di vaccini nuovi.
Farrar ha fatto lo stesso nella sua dichiarazione, avvertendo che lo sviluppo dei vaccini “non è al punto in cui dovrebbe essere”.
A conferma di queste affermazioni, un recente rapporto di ricerca pubblicato in un comunicato stampa del 20 aprile ha rilevato che un agente patogeno dell’influenza ha la maggiore probabilità di scatenare una nuova pandemia nel prossimo futuro, seguito dalla “Malattia X“.
Tuttavia, i risultati non si basano su uno studio di dati empirici relativi a malattie reali.
Lo studio riporta piuttosto i risultati di un sondaggio online che ha chiesto ad esperti mondiali di malattie infettive di classificare le malattie presenti nella “R&D Blueprint for Action to Prevent Epidemics” [Progetto operativo di ricerca e sviluppo per prevenire le epidemie] dell’OMS nell’ordine in cui ritenevano che le malattie potessero causare la prossima pandemia.
Allarme per l’avvicinarsi della scadenza dei negoziati del “Trattato sulle pandemie” dell’OMS
I servizi giornalistici su una “prossima pandemia” precedono di poco le riunioni dell’OMS sull’accordo sulle pandemie previste per maggio.
I paesi membri si riuniranno per votare un nuovo Accordo sulle Pandemie e gli emendamenti al Regolamento Sanitario Internazionale (RSI) per conferire all’OMS un’ampia autorità sulla gestione delle pandemie, con un budget annuale stimato in 31,1 miliardi di dollari.
Il trattato proposto e l’RSI conferirebbero all’OMS poteri esecutivi senza precedenti per dichiarare un’emergenza sanitaria internazionale a propria discrezione, per poi organizzare e imporre una risposta che scavalca qualsiasi risposta che una singola nazione potrebbe voler mettere in campo.
Molti hanno espresso il timore che le proposte compromettano la sovranità nazionale, normalizzino pericolose violazioni dei diritti e concentrino la ricchezza su scala globale.
La resistenza agli accordi è diffusa, da molti membri del Congresso degli Stati Uniti e organizzazioni per la libertà sanitaria alle proteste in Giappone.
Inoltre questi nuovi sviluppi sono arrivati mentre Farrar annunciava, la scorsa settimana, che l’OMS ha ampliato la sua definizione di agenti patogeni trasportati per via aerea.
Secondo l’OMS, la nuova definizione ha lo scopo di eliminare la confusione su come “descrivere la trasmissione di agenti patogeni attraverso l’aria che possono potenzialmente causare un’infezione negli esseri umani”, per prevenire meglio la trasmissione.
I termini “trasmissione per via aerea” e “trasmissione per via aerosolica” sono stati spesso confusi durante la pandemia di COVID-19.
Per rimediare a questo uso improprio e alla confusione, il “documento di consenso” stabilisce un nuovo standard in base al quale qualsiasi malattia infettiva che viaggia attraverso l’aria, indipendentemente dalle dimensioni delle “particelle respiratorie infettive”, è considerata un agente patogeno trasportato per via aerea.
La posizione precedente dell’OMS era che solo un piccolo numero di agenti patogeni che viaggiavano in piccole goccioline su grandi distanze, come la tubercolosi, era considerato “trasmesso per via aerea”.
La nuova classificazione elimina i limiti relativi alle dimensioni delle particelle o alla distanza di diffusione di un agente patogeno. Le agenzie hanno storicamente richiesto alti livelli di prova prima di dire che una malattia era trasmessa per via aerea, il che richiede misure di contenimento rigorose, ha riferito la CBC.
La nuova definizione renderà più facile imporre misure di contenimento per una più ampia gamma di particelle respiratorie infettive.
All’inizio di questo mese, l’amministrazione Biden ha anche pubblicato la sua nuova “strategia pandemica” volta a rafforzare la biosicurezza globale prima della “prossima pandemia”.
I casi si diffondono tra i mammiferi
Negli ultimi anni, milioni di uccelli sono stati abbattuti per prevenire la diffusione dell’influenza aviaria: in genere, quando vengono identificati dei casi, vengono abbattuti interi stormi.
All’inizio di questo mese, il Dipartimento dell’Agricoltura del Texas ha annunciato che uno dei più grandi allevamenti di pollame del Texas ha pianificato l’abbattimento di quasi 2 milioni di polli dopo che un singolo volatile è risultato positivo al test per l’H5N1. Il commissario Sid Miller ha avvertito che tutti i produttori dello Stato “devono adottare misure di biosicurezza più severe“.
Le segnalazioni di influenza aviaria sono stagionali e in genere raggiungono il picco a febbraio. Il Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti (USDA) ha dichiarato di aspettarsi un andamento dei casi altalenante. Nell’ultimo mese, sono stati confermati dei casi tra gli allevamenti di polli in quattro stati: New Mexico, Texas, Michigan e Minnesota.
L’OMS ha inoltre sollecitato un attento monitoraggio e un’indagine su un focolaio di H5N1 segnalato tra le mucche da latte negli Stati Uniti “perché potrebbe evolversi in modi diversi di trasmissione” e perché le modalità di trasmissione sono ancora sconosciute.
Il virus ha infettato specie diverse rispetto agli uccelli. Nell’ultimo anno sono stati segnalati casi di influenza aviaria in visoni, lontre, volpi, foche, puzzole e animali da allevamento, tra gli altri. Secondo alcuni funzionari, gli animali vengono infettati dagli uccelli selvatici.
I casi di influenza aviaria negli animali da allevamento sono stati rilevati per la prima volta negli Stati Uniti a marzo. Da allora i funzionari dell’USDA hanno confermato casi in 29 mandrie in otto stati, tra cui Michigan, Kansas e Texas, e un singolo caso in un essere umano in Texas, che ha avuto contatti con una mucca infetta. Il suo unico sintomo era la congiuntivite.
Questo è solo il secondo caso documentato di H5N1 umano negli Stati Uniti. Il primo è stato riscontrato in un lavoratore del settore avicolo in Colorado nel 2022. Secondo un recente rapporto dell’OMS, tra il 1° gennaio 2003 e il 28 marzo 2024 sono stati segnalati a livello globale solo 888 casi di infezione da influenza aviaria nell’uomo, di cui il 52% con esito fatale.
La scorsa settimana l’OMS ha annunciato che un vietnamita è risultato positivo all’influenza aviaria A (H9N2) nel mese di marzo. L’uomo vive vicino a un mercato di pollame, ma nessuno dei volatili del mercato è risultato positivo allo stesso virus.
L’FDA afferma che il rischio che uova o latte di animali infetti arrivino sul mercato è basso grazie alle ispezioni. Gli scienziati affermano che non ci sono prove che il consumo di alimenti pastorizzati o cotti comporti un rischio per le persone.
Almeno 21 stati hanno imposto restrizioni alle importazioni di bestiame dagli stati colpiti, e lunedì lo stato di New York si è aggiunto alla lista.
L’agricoltore rigeneratore e scienziato delle colture Howard Vlieger ha dichiarato a The Defender che l’approccio della USDA per affrontare l’influenza aviaria con l’abbattimento delle mandrie è mal informato. Le malattie circolano periodicamente tra le popolazioni animali, ha detto.
Secondo Vlieger, gli animali suscettibili al virus sono quelli che non godono di buona salute, allevati con mangimi geneticamente modificati e carichi di pesticidi e confinati in spazi piccoli e affollati.
Gli Stati Uniti collaborano con i cinesi nella ricerca gain-of-function sull’H5N1
Il sequenziamento genomico del virus nel paziente texano ha mostrato che una mutazione nel genoma del virus ha reso più probabile l’infezione dei mammiferi. Tuttavia, i funzionari sostengono che il rischio per le persone rimane basso.
Farrar ha dichiarato che la variante A (H5N1) è diventata “una pandemia animale zoonotica globale“.
“La grande preoccupazione, ovviamente, è che… infettando anatre e polli e poi sempre più mammiferi, quel virus si evolva e sviluppi la capacità di infettare gli esseri umani e poi, in modo critico, la capacità di passare da un essere umano all’altro”, ha aggiunto.
Le segnalazioni di questa evoluzione hanno portato a chiedere alla USDA di condividere le sequenze genomiche del virus prelevate da diversi animali. L’agenzia ha risposto rendendo pubbliche 239 sequenze di virus.
I consulenti per la pianificazione delle pandemie hanno celebrato la mossa, che secondo STAT News permetterà di determinare se il virus ha acquisito mutazioni che gli consentono di diffondersi più facilmente, possibilmente agli esseri umani.
La discussione su una mutazione che facilita la diffusione e i commenti di Farrar hanno rinnovato le preoccupazioni per la ricerca gain-of-function [guadagno di funzione], che da anni viene condotta sui virus dell’influenza aviaria.
Nel 2018, un comitato di revisione del governo statunitense ha approvato in sordina gli esperimenti condotti in due laboratori per modificare i virus dell’influenza aviaria in modo da renderli più pericolosi per gli esseri umani, nonostante la moratoria imposta nel 2014 su tali ricerche, come riportava Science nel 2019.
Almeno uno di questi progetti è stato finanziato dal National Institute of Allergy and Infectious Diseases [Istituto nazionale delle allergie e delle malattie infettive] dei National Institutes of Health [Istituti nazionali della salute].
E nel 2011, un esperimento condotto da uno di questi gruppi aveva già modificato il virus aviario H5N1 per diffonderlo tra i furetti.
Alison Young di USA Today ha rivelato lo scorso anno che nel 2019 c’è stata una grave violazione della sicurezza durante uno degli esperimenti approvati nel 2018. Durante le operazioni nel laboratorio di livello di biosicurezza 3 dell’Università del Wisconsin, il tubo che forniva aria pulita e sicura ai ricercatori si è staccato, esponendo i ricercatori al virus modificato.
Un’altra violazione si è verificata nel 2013, quando un ricercatore si è punto accidentalmente con un ago infetto.
La USDA collabora con scienziati cinesi nella ricerca sui virus dell’influenza aviaria dal 2021.