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11-07-2023 News

Big Tech

Giudice respinge la richiesta dell’amministrazione Biden di annullare l’ingiunzione in causa di censura sui social media

Citando esempi specifici di violazioni del Primo Emendamento, lunedì un giudice federale ha respinto la richiesta del Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti di sospendere un’ingiunzione che vieta all’amministrazione Biden di comunicare con una vasta gamma di piattaforme di social media.

biden social media censor reject overturn feature

Lunedì un giudice federale ha respinto la richiesta del Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti (DOJ, acronimo di Department of Justice) di sospendere un’ingiunzione che vieta all’amministrazione Biden di comunicare con una vasta gamma di piattaforme di social media.

Il giudice Terry Doughty della Corte distrettuale degli Stati Uniti per il distretto occidentale della Louisiana, divisione Monroe, ha respinto l’argomentazione dell’amministrazione Biden secondo cui l’ingiunzione potrebbe ostacolare gli sforzi del governo nell’applicazione della legge online.

Doughty ha inoltre affermato che il Dipartimento di Giustizia non ha fornito esempi specifici di come l’ingiunzione “danneggerebbe gravemente il popolo americano o i nostri processi democratici”.

In una sentenza di 13 pagine, Doughty ha citato diversi esempi di censura governativa del discorso online, tra cui una richiesta della Casa Bianca del 23 gennaio 2021 di rimuovere un tweet di Robert F. Kennedy Jr, presidente in congedo di Children’s Health Defense.

Doughty ha scritto che i querelanti:

“probabilmente riusciranno a dimostrare che tutti gli imputati oggetto dell’ingiunzione hanno costretto, incoraggiato in modo significativo e/o collaborato congiuntamente [con] le società di social media per sopprimere i post sui social media di cittadini americani che esprimevano opinioni contrarie ai vaccini anti COVID-19, ai lockdown anti-COVID-19, i post che delegittimavano o mettevano in dubbio i risultati delle elezioni del 2020 e altri contenuti non soggetti ad alcuna eccezione al Primo Emendamento.

“Questi sono esempi di libero discorso protetto e sono stati apparentemente censurati a causa dei punti di vista che esprimevano”.

In risposta alla sentenza di lunedì, Jim Hoft, fondatore e redattore di The Gateway Pundit e uno degli attori della causa, ha scritto: “Il giudice Doughty è una roccia [che]  è irremovibile sul Primo Emendamento”.

“Prove inconfutabili” che il governo federale ha collaborato con Big Tech per applicare la censura

Doughty ha emesso l’ingiunzione il 4 luglio nell’ambito di una causa tuttora in corso depositata nel maggio 2022 dai procuratori generali del Missouri e della Louisiana, insieme a esperti della sanità e giornalisti, che hanno accusato diverse agenzie e funzionari chiave dell’amministrazione Biden di aver colluso con le piattaforme di social media per censurare le loro opinioni, che andavano contro la narrazione ufficiale del governo sulla COVID-19 .

In quella sentenza, Doughty ha affermato che esistono “prove sostanziali” che il governo ha violato il Primo Emendamento impegnandosi in una campagna di censura su larga scala.

Come parte dell’ingiunzione del 4 luglio, a diverse agenzie federali e ad alti funzionari dell’amministrazione è stato temporaneamente proibito di collaborare con le aziende in modi che mirano a “sollecitare, incoraggiare, fare pressioni o indurre in qualsiasi modo alla rimozione, cancellazione, soppressione o riduzione di contenuti protetti in base alla libertà di parola”.

Tra queste agenzie e funzionari vi sono il Dipartimento di Giustizia, l’FBI, il Segretario del Dipartimento di Sicurezza Interna Alejandro Mayorkas, il Segretario del Dipartimento di Salute e Servizi Umani Xavier Becerra, il Surgeon General Vivek Murthy e la Segretaria alla Stampa della Casa Bianca Karine Jean-Pierre.

La sentenza del 4 luglio ha previsto un’esclusione per i post riguardanti attività criminali e minacce alla sicurezza nazionale.

Nella decisione di lunedì, Doughty ha chiarito la definizione di “libero discorso protetto”, applicabile al suo ordine del 4 luglio, come “discorso che è protetto dalla Clausola sulla libertà di parola del Primo Emendamento della Costituzione degli Stati Uniti, in conformità con la giurisprudenza della Corte Suprema degli Stati Uniti”.

Ha inoltre respinto le affermazioni del governo secondo cui l’ingiunzione sarebbe eccessivamente ampia:

“Sebbene questa ingiunzione preliminare coinvolga numerose agenzie, non è così ampia come sembra, in quanto proibisce solo qualcosa che gli imputati non hanno il diritto legale di fare: contattare le società di social media allo scopo di sollecitare, incoraggiare, fare pressione o indurre in qualsiasi modo la rimozione, la cancellazione, la soppressione o la riduzione di contenuti protetti in base alla libertà di parola, pubblicati sulle piattaforme di social media”.

Il 5 luglio il Dipartimento di Giustizia ha presentato una notifica di appello e il giorno successivo un’istanza di sospensione, chiedendo al tribunale di sospendere l’ingiunzione del 4 luglio in attesa dell’appello o di emettere una sospensione amministrativa per sette giorni.

L’amministrazione Biden sosteneva di aver dovuto affrontare un “danno irreparabile” per ogni giorno in cui l’ingiunzione è rimasta in vigore.

In risposta, il Missouri e la Louisiana, i due Stati che guidano la causa, hanno presentato domenica un memorandum in opposizione alla mozione del governo, scrivendo:

Le prove in questo caso dimostrano in modo schiacciante che il modo in cui il governo in teoria “previene gravi danni al popolo americano e ai nostri processi democratici” è quello di fare pressione e indurre le piattaforme di social media a censurare i punti di vista sgraditi su COVID-19, elezioni e altri discorsi politici fondamentali. …

“In definitiva, la loro posizione è fondamentalmente di sfida alla sentenza della Corte. Dimostra che il governo continuerà a violare i diritti protetti dal Primo Emendamento censurando i discorsi politici fondamentali sui social media non appena potrà farla franca. La mozione di sospensione deve essere respinta”.

Nella sentenza di lunedì, Doughty ha dato ragione ai querelanti. CBS News ha riferito che, a seguito della decisione, il Dipartimento di Giustizia ha chiesto alla Corte d’Appello degli Stati Uniti per il 5° Circuito di sospendere l’ordine in attesa dell’appello e ha chiesto di essere sollevato entro il 24 luglio:

“Il tribunale distrettuale ha emesso un’ingiunzione universale con un linguaggio ampio che potrebbe essere interpretato come un’interdizione (tra le altre cose) di praticamente qualsiasi comunicazione governativa diretta alle piattaforme di social media per quanto riguarda la moderazione dei contenuti …

“La convinzione della corte che l’ingiunzione proibisca solo la condotta incostituzionale, proteggendo al contempo le prerogative legali del governo, si basa su una concezione fondamentalmente errata del Primo Emendamento, e lo sforzo della corte di personalizzare l’ingiunzione attraverso una serie di esclusioni non cura né l’eccessiva ampiezza dell’ingiunzione né la sua vaghezza”.

In una dichiarazione successiva alla sentenza, John Burns, un avvocato che rappresenta The Gateway Pundit nella causa, ha dichiarato:

“La memoria del giudice Doughty che spiega le ragioni per cui ha respinto l’infondata mozione di sospensione del governo sembra anche rispondere direttamente agli attacchi dei media contro la sua ordinanza che impedisce al governo di censurare il libero discorso.

“Per esempio, un tropo comune dei disonesti opinionisti di sinistra e persino degli analisti professori di legge, è che non ci sono prove che il governo abbia censurato il libero discorso.

“L’ordinanza del giudice Doughty, che nega la richiesta del governo di bloccare l’ingiunzione, passa in rassegna diversi esempi di prove inconfutabili che dimostrano gli sforzi deliberati del governo federale di collaborare con Big Tech per censurare il discorso”.

Il governo ha cercato di “aggirare” le protezioni del Primo Emendamento

Uno degli esempi citati da Doughty è stata un’e-mail inviata a Twitter il 23 gennaio 2021 da Clarke Humphrey, direttore digitale del team di risposta COVID-19 della Casa Bianca, che chiedeva la rimozione di un tweet di Kennedy che metteva in discussione i vaccini anti COVID-19. I “Twitter files” pubblicati a gennaio hanno rivelato questo sforzo della Casa Bianca di censurare Kennedy.

Doughty ha citato anche una richiesta del 14 aprile 2021 da parte di Rob Flaherty, vice assistente del presidente e direttore della strategia digitale della Casa Bianca, per la rimozione di un video in cui i conduttori di Fox News Tucker Carlson e Tomi Lahren mettevano in discussione i vaccini anti COVID-19.

Flaherty “ha chiesto a Facebook risposte immediate” in merito al video. Pochi giorni dopo, Facebook ha ridotto la visibilità dei conduttori di Fox del 50%.

Doughty ha anche citato diversi incontri che Murthy ha avuto con le aziende di social media, durante i quali definiva “veleno” la presunta disinformazione sulla salute, compresi i post che mettevano in discussione i vaccini anti COVID-19, e invitava le aziende di social media a fare di più per limitare la diffusione di tali contenuti.

E ha citato un’e-mail dell’8 ottobre 2020 da parte del Dr. Francis Collins, all’epoca direttore dei National Institutes of Health, al Dr. Anthony Fauci , in cui diceva che la Dichiarazione di Great Barrington – una lettera aperta che esprimeva “gravi preoccupazioni sugli impatti dannosi per la salute fisica e mentale delle prevalenti politiche COVID-19” – necessitava di una “rapida e devastante eliminazione”.

Fauci rispose con informazioni che “smontavano” la dichiarazione, poco prima che venisse censurata dalle piattaforme di social media. I “Twitter files” precedentemente avevano rivelato che anche i firmatari della dichiarazione, tra cui il dottor Jay Bhattacharya – un querelante nella causa Missouri contro Biden – sono stati censurati dalle piattaforme di social media.

Doughty ha anche citato esempi di agenzie federali, come l’FBI e la Cybersecurity Infrastructure Security Agency (Agenzia per la cibersicurezza e la sicurezza delle infrastrutture), che lavoravano a stretto contatto e si incontravano con attori non governativi, come l’Election Integrity Partnership (Partenariato per l’integrità elettorale) e il Virality Project – oggetto di recenti pubblicazioni di “Twitter files” – che prendevano di mira i post sui social media che mettevano in discussione la narrazione prevalente sulle elezioni del 2020 e sui vaccini anti COVID-19.

Secondo Doughty:

L’Election Integrity Partnership è stata progettata “per aggirare le autorità legali poco chiare, comprese le questioni molto reali relative al Primo Emendamento” che sarebbero emerse qualora le agenzie governative avessero monitorato e segnalato le informazioni da censurare sui social media”.

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