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27-02-2024 News

Esposizione a Sostanze Tossiche

Gavi, finanziata da Gates, prende di mira le vignette definendole “superdiffusori di disinformazione”

Gavi, the Vaccine Alliance, fondata e finanziata dalla Bill & Melinda Gates Foundation, ha ripostato un articolo in cui si criticano i creatori di vignette per aver diffuso messaggi anti-vaccini ed essersi approfittati della paura della pandemia. È stato fatto notare che così facendo Gavi utilizza la tattica dell'”accusa allo specchio” di attribuire le proprie malefatte agli avversari.

gavi logo on cell phone with keyboard in background with vaccine and word "no"

Gavi, the Vaccine Alliance ha preso di mira i “super-diffusori di disinformazione” del “movimento no vax” in un articolo pubblicato il 13 febbraio.

Secondo il trafiletto dell’articolo, “le vignette sono presenti nella messaggistica no-vax da secoli e il loro potere di diffondere una disinformazione sanitaria dannosa sta crescendo”.

L’articolo avverte che, anche se spesso associate a “gatti carini e celebrità con didascalie divertenti”, le vignette hanno “una funzione più sinistra” in quanto sono “parte di una strategia altamente sofisticata per diffondere e monetizzare la disinformazione sanitaria”.

Citando la “lunga storia” delle vignette no-vax, l’articolo riportava una vignetta del 1802 che ritraeva un mostro-vaccino che veniva nutrito da un cesto di neonati e “li espelleva con le corna”, e un’altra del 1892 che mostrava un serpente vaccinatore e uno scheletro danzante che minacciavano una madre e un neonato.

Tuttavia, “la vignetta anti-vaccinazione più famosa”, si legge nell’articolo, “è emersa da uno studio del 1998, ormai screditato, che collegava falsamente il vaccino contro morbillo, parotite e rosolia (MMR, acronimo di measles, mumps, rubella) con l’autismo”.

L’articolo rimanda a un articolo del 2010 del Canadian Medical Association Journal sulla ritrattazione da parte del Lancet dell’articolo del dottor Andrew Wakefield e a un editoriale del 2011 del BMJ che definiva lo studio di Wakefield fraudolento.

Secondo l’articolo, lo studio di Wakefield avrebbe dato origine alla vignetta “i vaccini causano l’autismo” apparsa sui cartelloni pubblicitari e circolata “ampiamente nei media”.

Vera Sharav, sopravvissuta all’Olocausto, ha analizzato la controversia su Wakefield in un articolo suddiviso in più parti, notando che l’Alta Corte del Regno Unito non ha trovato “alcuna prova a sostegno dell’accusa di cattiva condotta professionale, tanto meno dell’accusa di frode”.

Citando [la piattaforma di ricerca] Media Manipulation Casebook, l’articolo definisce la “guerra delle vignette” come la propagazione di vignette ai fini di “persuasione politica o costruzione di comunità, o per diffondere strategicamente narrazioni e altri messaggi cruciali per una campagna di manipolazione dei media”.

Gli autori hanno identificato “tre temi ricorrenti” nelle vignette che incoraggiano a rifiutare le vaccinazioni:

  1. Il governo e le istituzioni sociali sono corrotti, politicamente compromessi e tirannici e utilizzano vaccini non sicuri e inefficaci per la sorveglianza, il controllo e il profitto.
  2. Le persone non vaccinate sono ingiustamente stigmatizzate e perseguitate, “soggette a sanzioni di tipo nazista e all’esclusione sociale”.
  3. I vaccinati sono moralmente e fisicamente inferiori ai non vaccinati, ad esempio soffrono di una ridotta fertilità e capacità di pensiero critico.

Ma l’elemento più “sinistro” delle campagne con le vignette, secondo l’articolo, è quello di “trarre profitto finanziario dalle ansie da pandemia”, promuovendo anche trattamenti sanitari “potenzialmente dannosi” e “non approvati” come l’idrossiclorochina e l’ivermectina.

Gli autori non spiegano come una persona possa guadagnarsi da vivere vendendo farmaci poco costosi e non coperti da brevetti, né confrontano questa affermazione con i profitti ottenuti dalle aziende che vendono remdesivir o i vaccini anti COVID-19.

In conclusione, “nascondendosi dietro lo scudo dell’umorismo e della satira” che “possono eludere i fact checker e i moderatori dei contenuti”, i propagatori di vignette “si costruiscono un seguito online, seminano sfiducia nelle autorità sanitarie e traggono profitto dalla promozione di farmaci non approvati”.

“La gente non compra quello che vendono”

Laura Bono, vicepresidente di Children’s Health Defense (CHD), ha dichiarato a The Defender: “Evidentemente a Gavi sfugge l’ironia di pubblicare un articolo sulla diffusione della ‘disinformazione’ sui vaccini quando Gavi è uno dei più prolifici divulgatori di propaganda pro-vaccini al mondo”.

Gavi, finanziata con un totale di 4,1 miliardi di dollari dal 2000 dal suo partner fondatore, la Bill & Melinda Gates Foundation, ha una lunga storia di promozione dei vaccini nei Paesi in via di sviluppo in Africa senza un adeguato consenso informato sui rischi.

Gavi ha recentemente lanciato una campagna di vaccinazione antimalarica per i bambini piccoli in tutta l’Africa e sta sollecitando milioni di ragazze in Paesi a basso e medio reddito di tutto il mondo a fare un vaccino contro il papillomavirus umano (HPV).

Bono ha detto che Gavi e altre organizzazioni sostenute dall’industria farmaceutica sono “alle prese con il fatto che i genitori di tutto il mondo cominciano a prendere coscienza dei gravi rischi posti dai vaccini, compreso l’autismo, e che un numero crescente di persone non compra quello che vendono”.

“È ironico che Gavi sia costretta a percorrere questa strada: è chiaro che si sentono minacciati”, ha dichiarato C. H. Klotz, redattore di “Canary In a Covid World: How Propaganda and Censorship Changed Our (My) World” (Canarino in un mondo Covid: come la propaganda e la censura hanno cambiato il nostro (mio) mondo). E continua: “Non sanno che la gente non è stupida, nonostante la propaganda”.

Secondo Klotz, un numero maggiore di persone ha preso coscienza della propaganda grazie all’esperienza con la COVID-19, “dove veniva detta una cosa e succedeva il contrario”. Per esempio, “Vaccinatevi per interrompere la trasmissione e per proteggervi dal contrarre di nuovo il virus”.

“Tutto questo si è rivelato una grande bugia”, ha detto.

L’articolo utilizza la tattica dell'”accusa allo specchio”

Mark Crispin Miller, professore di media, cultura e comunicazione alla New York University (NYU), ha dichiarato a The Defender che Gavi usa l’articolo per accusare gli altri “di aver fatto esattamente quello che i propagandisti hanno fatto loro stessi”: spingere e trarre profitto da farmaci dall’efficacia non provata.

“Questa tattica proiettiva è squisitamente disarmante e confonde chiunque non conosca la verità, poiché definisce gli onesti come bugiardi e gli stessi potenti bugiardi come fonti di verità”, ha affermato Miller.

Miller ha spiegato come questo sia “tipico di tutta la propaganda di guerra”:

Big Pharma e le sue coorti giocano a confondere le idee come i nazisti e i bolscevichi e i vari propagandisti ‘democratici’ in tempo di guerra – incluse le campagne politiche oltre che i conflitti armati.

“È stata chiamata, giustamente, ‘accusa allo specchio’ o, a volte, ‘politica dello specchio'”.

Secondo il Dangerous Speech Project [Progetto sul discorso pericoloso] – finanziato in parte dalle Open Society Foundations (Fondazioni della Società Aperta) di George Soros – la “tattica dell'”accusa allo specchio” afferma che “il pubblico si trova di fronte a minacce gravi e spesso mortali da parte del gruppo preso di mira”, ad esempio “si inverte la realtà suggerendo che le vittime di un genocidio invece lo commetteranno”.

Gli Hutu hanno usato questa tattica contro i Tutsi nel genocidio del Ruanda del 1994, accusando le vittime designate degli stessi crimini che intendevano commettere contro di loro.

Secondo Miller, chi si impegna in questa tattica “ci porta nello stesso mondo da incubo invocato da George Orwell nel suo libro “1984“, dove “la guerra è pace, la libertà è schiavitù, l’ignoranza è forza“.

Miller è stato censurato dai membri del suo dipartimento alla NYU per aver tentato di insegnare ai suoi studenti – in un corso sulla propaganda – la propaganda del governo e dell’industria farmaceutica messa in atto durante la pandemia.

Criminalizzare le vignette?

Reclaim the Net, riprendendo il tema di una battaglia imminente, ha detto che il post di Gavi era una “‘chiamata all’azione’ … per criminalizzare formalmente le vignette”, citando l’affermazione dell’articolo secondo cui i vignettisti “eludono la responsabilità per qualsiasi conseguenza negativa dei loro messaggi”.

Klotz concorda sul fatto che questo potrebbe essere il segnale di un’ulteriore offensiva da parte di Big Pharma e dei suoi alleati contro chi diffonde “disinformazione”.

“Il fuoco di fila della censura e della propaganda è stato incessante dal 2020 e non vedo perché dovrebbe cessare ora”, ha detto Koltz. “Giocano per vincere e non fanno la parte dei buoni. Il nuovo campo di battaglia è il controllo dei nostri cuori e delle nostre menti”.

Il post di Gavi riassume l’articolo di ricerca degli autori

Gavi ha ripostato il suo articolo sulla guerra delle vignette pubblicato originariamente su The Conversation da due professori di scienze sociali che vivono a mezzo mondo di distanza.

I coautori, Stephanie Alice Baker, docente di sociologia presso la City, University of London, in Inghilterra, e Michael James Walsh, professore di scienze sociali alla University of Canberra, in Australia, hanno scritto insieme “‘Le vignette salvano la vita‘: Stigma e produzione di vignette antivaccinazione durante la pandemia di COVID-19″, pubblicato su Sage Journals.

L’articolo di Conversation funge da breve introduzione all’articolo di Sage, che cita il Center for Countering Digital Hate (CCDH, Centro per contrastare l’odio digitale) come fonte per identificare i “produttori di disinformazione” no-vax sui social media.

Il CCDH è l’organizzazione che ha inserito Robert F. Kennedy Jr, presidente in congedo di CHD, nella sua “Disinformation Dozen” (Dozzina della Disinformazione).

Baker e Walsh hanno detto che gli influencer dei media usano le vignette per ottenere “guadagno commerciale e politico”, costruendo messaggi “che corrispondono a logiche di identità viziata per ricreare la propria posizione sociale stigmatizzata e, nel processo, diffamare i gruppi vaccinati”.

Gli autori hanno affermato che gli influencer mediatici “no-vax” sono già un gruppo screditato, senza ammettere l’esistenza dell’apparato propagandistico che li ha etichettati come tali.

Hanno incolpato questo gruppo per aver sollevato questioni ben documentate: vaccini inefficaci che non riescono a bloccare l’infezione o la trasmissione; lesioni legate ai vaccini e effetti sulla fertilità; soppressione di terapie praticabili; esposizione a sostanze nocive (spesso fatali) protocolli ospedalieri COVID-19; perdita di posti di lavoro (e nelle forze armate, perdita di anzianità, pensioni); revoca di licenze mediche; diffamazione; mancanza di prove per l’uso delle mascherine; passaporti vaccinali e schemi di sorveglianza.

Gli autori si sono concentrati su casi estremi di vignette satiriche trovate su Internet per invalidare qualsiasi preoccupazione, ma non hanno affrontato la sostanza degli argomenti sottostanti. Hanno affermato che i creatori delle vignette erano motivati dal profitto e dal vantaggio politico.

Baker e Walsh non hanno identificato un singolo “divulgatore di disinformazione” nel loro articolo di ricerca, affermando di non voler: 1. “amplificare … la visibilità dei ‘cattivi attori'”; 2. “perpetuare [una] falsa equivalenza” tra il trattamento di gruppi non vaccinati e “gruppi realmente perseguitati”; oppure 3. diventare bersaglio di “molestie in rete”.

Un nuovo articolo del JAMA perpetua la bilingua di Big Pharma

Il post di Gavi arriva mentre JAMA Network ha pubblicato lunedì un articolo di “opinione”, “Misinformation and the Vaccine Adverse Event Reporting System” (VAERS) [La disinformazione e il Sistema per la segnalazione degli eventi avversi da vaccino (VAERS)].

L’articolo del JAMA sostiene che i rapporti VAERS sono spesso travisati al fine di alimentare l’esitazione vaccinale.

“Definire un sistema di allarme e monitoraggio precoce “Sistema per la segnalazione degli eventi avversi da vaccino ” e consentire il pieno accesso a un linguaggio non verificato aumenta la suscettibilità del pubblico a idee sbagliate sulla sicurezza dei vaccini”, hanno scritto gli autori, aggiungendo: “Coloro che cercano di screditare le vaccinazioni sfruttano questa suscettibilità”.

Secondo gli autori, i Centers for Disease Control and Prevention [Centri per il Controllo e la Prevenzione delle Malattie] (CDC) e la Food and Drug Administration (FDA) degli Stati Uniti [Agenzia federale per gli alimenti e i farmaci] dovrebbero prendere in considerazione la possibilità di ridenominare il VAERS, perché i suoi rapporti sono “erroneamente citati come conferma che i vaccini possono essere una causa significativa di morbilità e mortalità”.

Per “ridenominare” il VAERS, gli autori hanno suggerito:

“Cambiare il nome di questo sistema da ‘Vaccine Adverse Event Reporting System’ a uno che descriva più accuratamente il suo scopo. …

“Ribattezzare il sistema ‘Vaccine Safety Sentinel’ [Sentinella sulla sicurezza dei vaccini] ricorderebbe al pubblico che gli incidenti che destano preoccupazione non sono verificati, sono legati alla sicurezza e fanno parte di un sistema di monitoraggio o di allerta precoce.

“L’aggiunta di ‘safety’ [sicurezza] al titolo allineerebbe il sistema con altri del CDC, tra cui ‘v-safe’, che includono ‘safe’ o ‘safety’ nel loro nome; l’aggiunta di ‘sentinel’ allineerebbe il sistema con l’iniziativa Sentinel della FDA”.

Commentando l’articolo e la raccomandazione, Miller ha dichiarato a The Defender:

“Questo eufemismo è tanto inutile quanto trasparente. Ormai l'”esitazione vaccinale” è inarrestabile, qualunque cosa si cerchi di fare al riguardo, poiché troppe persone sono state colpite da lutti e/o malattie a causa del “vaccino”, perché qualsiasi cambiamento di nome possa addolcire la loro impressione.

“L’unico scopo di questa oscena proposta è quello di servire come ulteriore prova dei crimini perpetrati dagli autori e dai promotori di questo democidio”.

L’autrice principale dell’articolo del JAMA, Kathleen Hall Jamieson è direttrice dell’Annenberg Public Policy Center. Ha riconosciuto di aver ricevuto un finanziamento “per il lavoro di monitoraggio dei modelli di disinformazione sulle vaccinazioni in generale e sul vaccino anti COVID in particolare”.

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