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02-06-2023 News

Legale

CHD cita in giudizio le principali organizzazioni dei media per violazione della libertà di parola e della legge antitrust

Giovedì Children’s Health Defense ha citato in giudizio i membri della Trusted News Initiative presso la Corte distrettuale degli Stati Uniti in Louisiana, per aver violato le leggi antitrust e la Costituzione degli Stati Uniti nel colludere collettivamente con i giganti tecnologici per censurare le notizie online.

chd lawsuit media louisiana feature

Un giudice distrettuale statunitense della Louisiana, che già presiede tre casi chiave sulla libertà di parola, ora presiederà anche una causa intentata da Children’s Health Defense (CHD) contro alcune delle maggiori organizzazioni giornalistiche del mondo.

La causa, depositata mercoledì presso la Corte distrettuale degli Stati Uniti per il distretto occidentale della Louisiana, divisione di Monroe, sostiene che i membri della Trusted News Initiative (TNI, Iniziativa per le notizie attendibili) hanno violato le leggi antitrust e la Costituzione degli Stati Uniti quando hanno colluso collettivamente con i giganti tecnologici per censurare le notizie online.

La TNI è una “partnership industriale” autodefinita, lanciata nel marzo 2020 da alcune delle maggiori organizzazioni giornalistiche del mondo, tra cui la BBC, l’Associated Press (AP), la Reuters e il Washington Post, tutti citati come imputati nella causa.

Il caso è ora all’esame del giudice distrettuale Terry Doughty.

Jed Rubenfeld, avvocato principale dei querelanti, ha dichiarato a The Defender:

“Quando le aziende di social media colludono con il governo per censurare chi critica la politica governativa, questo viola il Primo Emendamento.

“Quando colludono con le principali organizzazioni giornalistiche mainstream per censurare gli editori di notizie online rivali, ciò viola la legge antitrust.

Come sentenziò la Corte Suprema in un caso di antitrust quasi 80 anni fa, “la più ampia diffusione possibile di informazioni provenienti da fonti diverse e antagoniste è essenziale per il benessere del pubblico. … La libertà di pubblicare è garantita dalla Costituzione, ma la libertà di associarsi per impedire ad altri di pubblicare non lo è”.

Molteplici casi di libertà di parola e di censura sono ora in corso in Louisiana

Oltre alla causa presentata da CHD mercoledì, il giudice Doughty sta supervisionando altri tre casi riguardanti la censura, tra cui un’altra causa di CHD – una denuncia collettiva presentata il 24 marzo contro il presidente Biden, il Dr. Anthony Fauci e altri alti funzionari dell’amministrazione e agenzie federali. Nella causa gli imputati sono accusati di “aver condotto una campagna sistematica e concertata” per costringere le tre maggiori società di social media del Paese a censurare discorsi costituzionalmente protetti.

Gli altri due casi sono Missouri contro Biden e Hines e altri contro Stamos.

Missouri contro Biden è stata presentata all’inizio dell’anno dal procuratore generale del Missouri Eric Schmitt e dal procuratore generale della Louisiana Jeffrey Landry, con l’accusa per cui l’amministrazione Biden avrebbe colluso con Twitter, Meta (società madre di Facebook), Youtube, Instagram e LinkedIn per censurare determinati punti di vista con il pretesto di impedire la circolazione di disinformazione (“misinformation” e “disinformation” in inglese, NdT).

Il caso, emendato il mese scorso, è ora anche una causa collettiva, o class action.

La causa Hines et al. contro Stamos è stata presentata il mese scorso da Jill Hines, co-direttrice di Health Freedom Louisiana, e Jim Hoft, fondatore di The Gateway Pundit, contro le organizzazioni e gli individui che si celano dietro Election Integrity Partnership (Partenariato per l’integrità elettorale) e il Virality Project (Progetto Virality), accusati di aver colluso con attori governativi per monitorare e censurare i discorsi sui social media in violazione dei diritti di milioni di americani garantiti dal Primo Emendamento.

I primi tre casi presentati alla Corte sostengono che gli attori governativi sono stati coinvolti nelle decisioni di censura dei social media e che quindi la loro censura viola il Primo Emendamento.

La causa depositata mercoledì da CHD solleva anche questioni fondamentali sulla libertà di parola, ma sostiene anche che la BBC, il Washington Post, la Reuters e l’Associated Press hanno colluso tra loro e con le piattaforme di social media per colpire gli editori di notizie rivali, in violazione dello Sherman Antitrust Act.

La causa di CHD era stata inizialmente intentata in Texas

Robert F. Kennedy Jr., presidente in congedo di CHD, e diversi altri querelanti hanno inizialmente citato in giudizio i membri della TNI a gennaio, presso la Corte distrettuale degli Stati Uniti, distretto settentrionale del Texas, divisione di Amarillo.

Gli imputati hanno chiesto un cambio di sede e il 12 maggio il giudice Matthew J. Kacsmaryk ha erroneamente trasferito il caso, ha dichiarato Rubenfeld a The Defender.

Poiché l’ordine di programmazione del giudice Kacsmaryk aveva dato ai querelanti fino al 18 giugno per presentare le loro memorie in opposizione al trasferimento, il trasferimento del 12 maggio era prematuro, ha detto Rebenfeld, e ha privato i querelanti dell’opportunità di articolare i loro forti argomenti contro il trasferimento.

Di conseguenza, i ricorrenti hanno ritirato volontariamente il caso.

Tra i querelanti nella causa depositata mercoledì in Louisiana figurano CHD, Creative Destruction Media, Trial Site News, Ty e Charlene Bollinger (fondatori di The Truth About Cancer e The Truth About Vaccines), il giornalista indipendente Ben Swann, Erin Elizabeth Finn (editrice di Health Nut News), Jim Hoft (fondatore di The Gateway Pundit), il Dr. Joseph Mercola, Jeff Crouere (conduttore di “Ringside Politics”, programma radiotelevisivo con sede in Louisiana) e Ben Tapper, un chiropratico.

“Poiché il giudice Doughty stava già esaminando tre casi che sollevavano questioni simili e conosce la materia meglio di qualsiasi altro giudice del Paese, è stato opportuno portare il caso davanti a lui”, ha dichiarato Rubenfeld.

Kennedy uno dei querelanti nella causa presentata a gennaio contro la TNI, non è un querelante nella causa presentata mercoledì, ma agisce come consulente legale volontario per CHD.

TNI censura notizie legittime e accurate “per proteggere i propri interessi finanziari”

Tutti i querelanti nella causa CHD contro TNI sostengono di essere stati censurati, banditi, rimossi dalle piattaforme, soggetti a shadow banning o altrimenti penalizzati dalle aziende Big Tech che collaboravano con la TNI, perché le opinioni e i contenuti che hanno pubblicato sono stati considerati “disinformazione”.

Ciò ha comportato un’importante perdita di visibilità e di entrate per i querelanti.

Secondo la denuncia, le aziende Big Tech, avendo collaborato con la TNI, hanno basato le loro decisioni su determinazioni prese congiuntamente dalla TNI, che ha pubblicizzato il suo “sistema di allerta precoce” con il quale ogni organizzazione partner viene “avvertita” di un individuo o di un outlet che sta diffondendo presunta “disinformazione”.

I media tradizionali e le aziende Big Tech della TNI hanno quindi agito di concerto – descritto in termini legali come un “boicottaggio di gruppo” – per rimuovere tali voci e punti di vista dalle loro piattaforme. Ciò costituisce la base delle rivendicazioni antitrust della causa.

I querelanti chiedono un processo con giuria e un risarcimento triplo per le violazioni di per sé e della “rule of reason” della Legge Sherman (Sherman Antitrust Act), sulla base di prove dirette e indiziarie di accordi orizzontali e collusione economica tra gli imputati e le aziende Big Tech.

Chiedono inoltre che venga dichiarata l’illegalità della condotta degli imputati e che vengano inibite ulteriori azioni di questo tipo da parte loro.

Commentando l’importanza del caso, Kim Mack Rosenberg, consigliere generale ad interim di CHD, ha dichiarato a The Defender:

“Questo caso è di fondamentale importanza per evidenziare le attività di quei colossi mediatici che si sono riuniti nella ‘Trusted News Initiative’ per censurare i concorrenti che pubblicano informazioni contrarie a quelle dei membri della TNI su questioni di importanza cruciale, come la COVID-19 e la politica statunitense.

Invece di essere la “polizia della verità” che pretendono di essere, i membri della TNI in realtà censurano notizie legittime e accurate per proteggere i propri interessi finanziari. Inoltre, i membri della TNI privano il pubblico di informazioni di fondamentale importanza…

“La gente sta perdendo la fiducia nei media tradizionali, e i media tradizionali – anziché riflettere sulle loro carenze e apportare cambiamenti – hanno invece raddoppiato gli sforzi, attraverso la TNI, per proteggere i propri interessi economici”.

TNI ha fatto “disinformazione” sulla COVID e sulle elezioni del 2020

Tra i partner principali della “coalizione dei volenterosi” della TNI figurano AP, Agence France Press, BBC, CBC/Radio-Canada, European Broadcasting Union (EBU), Financial Times, First Draft, Google/YouTube, The Hindu, The Nation Media Group, Meta, Microsoft, Reuters, Reuters Institute for the Study of Journalism, Twitter e The Washington Post.

Secondo il sito web della TNI, questi partner collaborano “per affrontare la disinformazione dannosa in tempo reale”.

Secondo la causa:

“Per loro stessa ammissione, i membri della ‘Trusted News Initiative’ (‘TNI’) hanno concordato di lavorare insieme, e di fatto hanno lavorato insieme, per escludere dalle piattaforme internet dominanti a livello mondiale gli editori di notizie rivali che si impegnano in reportage che sfidano e competono con i reportage dei membri della TNI su alcune questioni relative alla COVID-19 e alla politica statunitense”.

Tale coordinamento, si legge nella causa, è “un’azione [perseguibile sotto le leggi] antitrust”, nota come “boicottaggio di gruppo”: un tentativo intenzionale da parte di un gruppo di concorrenti di svantaggiare altri concorrenti privandoli dell’accesso a una “struttura o a un mercato necessari per consentire alle imprese boicottate di competere”.

La causa fornisce ampie prove di questa azione, descritte in dettaglio in un precedente articolo di The Defender, comprese le dichiarazioni pubbliche dei partner della TNI.

Ad esempio, la denuncia include una dichiarazione del marzo 2022 di Jamie Angus, all’epoca controllore senior delle notizie per BBC News, che ha spiegato la “strategia per sconfiggere la disinformazione” della TNI, affermando che la rivalità che le organizzazioni mediatiche tradizionali devono affrontare non è tanto tra di loro quanto piuttosto

“… tra tutti i fornitori di notizie attendibili e un’ondata di [reporting] incontrollata che viene diffusa soprattutto attraverso le piattaforme digitali. … È questa la vera competizione nel mondo dei media digitali oggi.

“Naturalmente le organizzazioni saranno sempre in concorrenza tra loro per conquistare il pubblico. Ma la minaccia esistenziale credo sia il crollo generale della fiducia, per cui le organizzazioni giornalistiche fidate perdono a lungo termine se il pubblico abbandona l’idea di un rapporto di fiducia con le organizzazioni giornalistiche. Quindi, in realtà, abbiamo molto di più che ci tiene insieme rispetto alla necessità di lavorare in concorrenza l’uno con l’altro”.

La causa sostiene che questa citazione dimostra la prova di una collusione anticoncorrenziale e della motivazione economica dei membri della TNI a soffocare questa “minaccia”: “una violazione paradigmatica dell’antitrust … per tagliare fuori dal mercato i rivali emergenti che minacciano il loro modello di business”.

La causa rileva anche, ad esempio, che “i membri della TNI hanno concordato, all’inizio del 2020, che la loro ‘collaborazione innovativa’ avrebbe avuto come obiettivo le notizie online relative alla COVID-19 e che i membri della TNI avrebbero ‘lavorato insieme per … assicurare [that] che i miti dannosi della disinformazione venissero bloccati sul nascere” e per “[combattere] [combat] insieme frodi e disinformazione sul virus”.

Nel luglio 2020, si legge nella causa, “la TNI ha ‘esteso’ la sua collaborazione alla cosiddetta ‘disinformazione’ sulle elezioni presidenziali degli Stati Uniti”, dichiarando di essere “impegnata in un sistema condiviso di allarme rapido per combattere la diffusione della disinformazione durante le elezioni presidenziali degli Stati Uniti”.

Le azioni intraprese dalla TNI per boicottare queste organizzazioni mediatiche alternative hanno fatto sì che questi gruppi venissero “censurati, de-monetizzati, retrocessi, controllati, soggetti a shadow banning e/o esclusi completamente da piattaforme come Facebook, YouTube, Twitter e Instagram”.

Secondo l’accusa, tali misure hanno di fatto soppresso la concorrenza nel mercato delle notizie online e hanno inoltre privato il pubblico di informazioni fondamentali su questioni importanti.

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