Lunedì la rivista Cureus ha ritrattato il primo articolo sottoposto a revisione paritaria che forniva un’analisi approfondita dei dati della sperimentazione del vaccino anti COVID-19 a mRNA e delle lesioni post-iniezione. Gli autori dell’articolo inoltre chiedevano una moratoria globale sui vaccini.
Il Dr. Peter McCullough, uno degli autori dell’articolo, ha definito la ritrattazione “un incredibile atto di censura scientifica”. Ha dichiarato a The Defender:
“La rivista e i suoi redattori avevano il diritto di rifiutare l’articolo in qualsiasi momento durante il processo di revisione. Una volta pubblicato, si tratta di una violazione delle Linee guida del Committee on Publication Ethics (COPE, Comitato sull’etica delle pubblicazioni) ritrattare un articolo senza un’adeguata giustificazione”.
L’articolo, pubblicato il mese scorso, illustrava i potenziali gravi danni dei vaccini per gli esseri umani, i problemi di controllo e di produzione dei vaccini, i meccanismi alla base degli eventi avversi, le ragioni immunologiche dell’inefficacia del vaccino e i dati sulla mortalità provenienti dagli studi registrativi.
Gli autori concludevano:
“L’approvazione da parte dell’agenzia federale dei prodotti iniettabili a mRNA anti COVID-19 su una base di copertura generalizzata della popolazione non era supportata da un’onesta valutazione di tutti i dati registrativi rilevanti e da un’adeguata considerazione dei rischi rispetto ai benefici”.
Chiedevano inoltre che i vaccini venissero immediatamente rimossi dal programma di immunizzazione infantile del CDC (acronimo di Centers for Disease Control and Prevention, ossia Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie) e che i richiami venissero sospesi.
L’articolo è stato letto più di 350.000 volte nel mese successivo alla sua pubblicazione. Un articolo medio di Cureus ha solo circa 2.700 visualizzazioni in un anno intero.
McCullough ha detto che il responsabile dell’integrità della ricerca Tim Kersjes di Springer Nature, che pubblica Cureus, la scorsa settimana ha informato gli autori che la rivista stava ritirando l’articolo. Kersjes ha sollevato otto punti di preoccupazione, che, a detta di McCullough, gli autori avevano già affrontato in un esauriente processo di revisione paritaria.
McCullough ha dichiarato a The Defender:
“Sospetto che Kersjes e Springer Nature abbiano subito pressioni da parte del potente complesso biofarmaceutico, composto da organizzazioni coordinate per la salute pubblica, produttori di vaccini e agenzie di regolamentazione, per censurare il nostro articolo e impedire che informazioni critiche sulla sicurezza dei vaccini arrivassero alla comunità medica.
“Abbiamo rifiutato la ritrattazione, abbiamo fatto pieno ricorso e denunceremo questa azione immorale a tutte le autorità competenti, mentre andiamo avanti a pubblicare altrove”.
M. Nathaniel Mead, autore principale dell’articolo, ha dichiarato a The Defender di aver temuto fin dal primo giorno che la rivista avrebbe subito pressioni per ritrattare l’articolo.
“Non appena ho premuto il pulsante “pubblica” di Cureus il 24 gennaio, dopo l’ampio processo di revisione e le molteplici ripresentazioni, ho capito che avevamo a che fare con una bomba a orologeria”, ha dichiarato Mead.
“Citando prove solide ed esponendo il modo in cui le sperimentazioni sponsorizzate dall’industria abbiano ingannato il pubblico, il nostro articolo, basato su prove, è stato un vero e proprio atto d’accusa contro l’impresa del vaccino anti COVID-19”.
Le ‘ritrattazioni predatorie’ favoriscono Big Pharma
Il Dr. John Adler dell’Università di Stanford e il Dr. Alexander Muacevic dell’Università di Monaco di Baviera hanno fondato Cureus nel 2009 come rivista medica generale a revisione paritaria open-access basata sul web con barriere di costo ridotte per la pubblicazione.
Il gigante dell’editoria accademica Springer Nature ha acquistato Cureus nel dicembre 2022.
Springer Nature è un conglomerato editoriale nato nel 2015 dalla fusione di Nature Publishing Group, Palgrave Macmillian, Macmillan Education e Springer Science+Business Media.
L’editore ha generato 1,8 miliardi di euro nel 2022, mostrando una crescita continua anno su anno dal 2020.
Springer Nature ha un gruppo interno per l’integrità della ricerca dedito a garantire che i contenuti scientifici dell’azienda siano “rigorosamente valutati“. Quando si presentano problemi che richiedono l’intervento di “esperti di integrità della ricerca”, interviene il Team Risoluzioni, guidato da Kersjes.
Il 16 febbraio Kersjes ha comunicato agli autori che i redattori della rivista avevano intenzione di ritrattare l’articolo, facendo notare che la rivista “è stata recentemente messa al corrente di diverse preoccupazioni riguardanti la validità del lavoro”.
Secondo il testo dell’e-mail, pubblicato su Substack da Steve Kirsch, uno dei coautori dell’articolo, queste preoccupazioni “a nostro avviso non possono essere risolte con una correzione”.
Kersjes ha detto agli autori che avevano la possibilità di essere d’accordo o meno con la ritrattazione, il che sarebbe stato annotato sul sito web.
Non erano d’accordo. “Rifiutiamo con forza questa decisione supponente, ex post facto, arbitraria e infondata da parte di Kersjes e dei suoi superiori di Springer”, hanno scritto.
La lettera di Kersjes specificava delle preoccupazioni per affermazioni fatte dagli autori sui dati sulla mortalità per tutte le cause, il Vaccine Adverse Event Reporting System [Sistema per la segnalazione degli eventi avversi da vaccino] (VAERS), il numero di decessi dovuti alla vaccinazione rispetto alle vite salvate, la possibile contaminazione dei vaccini, la loro affermazione che i vaccini non sarebbero stati sottoposti ad adeguati test di sicurezza ed efficacia, l’affermazione “errata” che le proteine spike rimangono nell’organismo e possono causare effetti negativi e che i vaccini siano dei prodotti di terapia genica .
Nella loro confutazione, gli autori hanno risposto a ogni critica, spiegando le loro argomentazioni e fornendo citazioni a sostegno. Hanno notato che gli otto revisori dell’articolo e i redattori della rivista avevano trovato le loro risposte soddisfacenti.
Pochi giorni dopo la pubblicazione iniziale, Adler, che è caporedattore di Cureus, ha dichiarato al sito web pro-industria Retraction Watch: “La nostra risposta editoriale è stata una vigilanza maggiore durante il processo di revisione paritaria, con 8 diversi revisori che si sono pronunciati sulla pubblicazione o meno, compresi alcuni con forti conoscenze statistiche. Pertanto, è stato seguito un processo di peer review credibile e non si è influenzato il processo”.
Adler ha anche detto che la rivista avrebbe rivalutato se fossero stati identificati “difetti fatali”. “Il processo decisionale preso da Cureus contrasta nettamente con l’apparente decisione editoriale di Elsevier di semplicemente censurare l’articolo usando preoccupazioni ad hominem”.
Tuttavia, un portavoce di Cereus ha dichiarato oggi a The Defender: “In seguito alla pubblicazione, sono state sollevate preoccupazioni in merito a una serie di affermazioni contenute nell’articolo e un’indagine condotta da Cureus e dal team Research Integrity di Springer Nature ha individuato diversi problemi nell’articolo che hanno giustificato la ritrattazione”.
Il portavoce ha aggiunto: “È preferibile che tali problemi vengano rilevati durante la revisione paritaria, ma purtroppo non è sempre così. È quindi importante che, come è accaduto in questo caso, quando i problemi vengono sollevati dopo la pubblicazione, vengano affrontati rapidamente in modo da preservare l’integrità della documentazione accademica”.
Gli autori sostengono nella loro confutazione che la maggior parte delle preoccupazioni “sembrano essere adattate, direttamente o indirettamente, dai numerosi commenti fatti dai noti troll dell’industria dei vaccini sui social media, Jonathan Laxton e Matthew Dopler”, che hanno commentato frequentemente l’articolo sul sito web di Cureus.
Mead ha dichiarato a The Defender di sospettare che i redattori e l’editore abbiano subito pressioni dall’industria:
“Almeno quattro dei punti della ritrattazione sembrano essere prese di posizione rilasciate direttamente dall’industria dei vaccini – un tentativo concertato di dichiarare, ad esempio, che i vaccini a mRNA non sono prodotti di terapia genica, che questi prodotti non sono contaminati da alti livelli di DNA, che non persistono nell’organismo e non causano effetti avversi e infine, cosa più incredibile, che i prodotti a mRNA sono stati sottoposti ad adeguati test di sicurezza ed efficacia”.
Mead ha aggiunto: “Una volta che un importante articolo di contro-narrazione viene pubblicato e i suoi risultati iniziano a raccogliere molta attenzione, le parti interessate di Bio-Pharma esercitano un’immensa pressione sull’editore affinché ritratti l’articolo”.
La ritrattazione ha implicazioni che vanno oltre l’articolo, ha detto Mead. Questo tipo di “ritrattazioni predatorie” va a vantaggio dell’impresa biofarmaceutica, ha detto, nascondendo le informazioni sui rischi dei vaccini, minando la credibilità della ricerca e degli stessi autori.
“Questo costringerà gli scienziati interessati alla verità a cercare sedi e strategie di pubblicazione alternative, forse anche sistemi di revisione paritaria alternativi”, ha aggiunto.
Springer Nature non ha risposto a una richiesta di commento.
L’editoria scientifica a un bivio
In un recente articolo pubblicato su JAMA, l’epidemiologo di Stanford John P.A. Ioannidis ha sostenuto che la revisione paritaria e la pubblicazione scientifica sono a un “bivio” e ha sollecitato una ricerca sull’argomento per una prossima conferenza.
“L’editoria scientifica è un mercato enorme, con uno dei margini di profitto più alti tra tutte le imprese commerciali, e sostiene un’enorme economia biomedica e scientifica in senso lato”, ha scritto Ioannidis. “Molti soggetti interessati cercano di trarre profitto dalla letteratura scientifica o di influenzarla in modi che non sono necessariamente utili alla scienza o che ne aumentano i benefici per la società”.
Ioannidis è noto soprattutto per il suo articolo fondamentale del 2005, “Why Most Published Research Findings Are False” (Perché la maggior parte dei risultati delle ricerche pubblicate sono falsi), in cui sosteneva che gli scienziati “potrebbero avere pregiudizi anche solo a causa della loro fede in una teoria scientifica o dell’impegno nei confronti delle proprie scoperte”.
In quell’articolo scriveva: “I ricercatori prestigiosi potrebbero sopprimere, attraverso il processo di revisione paritaria, la comparsa e la diffusione di risultati che confutano le loro scoperte, condannando così il loro campo a perpetuare un falso dogma”.
Allysia Finley del Wall Street Journal ha recentemente osservato che queste dinamiche sono state particolarmente pronunciate nella ricerca sulla COVID-19, dove le ricerche errate che sostengono la narrativa dominante vengono spesso pubblicate perché rafforzano i pregiudizi esistenti dei revisori paritari, mentre altri scienziati “lottano per pubblicare ricerche controcorrente”.
Secondo il Dr. Vinay Prasad anche i server di preprint – che pubblicano articoli scientifici in fase di revisione paritaria e non hanno un processo di revisione paritaria – vengono utilizzati per censurare gli articoli scientifici che criticano il CDC e gli errori politici commessi dall’amministrazione Biden.
Prasad ha scoperto che il 38% degli articoli inviati dal suo laboratorio ai server di preprint erano stati rifiutati o rimossi, anche se alla fine gli stessi articoli sono stati pubblicati su riviste e ampiamente scaricati.
Il server di preprint del Lancet ha rimosso in modo analogo la controversa revisione sistematica dei risultati delle autopsie nei decessi successivi a vaccinazioni anti COVID-19 di Hulscher e altri.
Alcuni editori di spicco come Taylor & Francis, e riviste di alto livello come Science Magazine, hanno pubblicato articoli sulle origini della COVID-19, ad esempio, che “violavano le loro norme etiche e di revisione paritaria”, oscurando i nomi dei principali collaboratori, come il collaboratore di Wuhan e il virologo dell’Università del North Carolina Ralph Baric, o dando il via libera ad articoli “praticamente senza alcuna revisione paritaria”.
Tuttavia, anche quando queste decisioni editoriali vengono rese pubbliche, gli editori non prendono provvedimenti, come ha riferito il giornalista investigativo Paul D. Thacker.
Questi esempi, scrive Thacker, fanno parte di “una lunga lista di saggi, studi e analisi che hanno iniziato a disseminare la letteratura scientifica di conclusioni dubbie (nel migliore dei casi) durante la pandemia di COVID”.
Uno schema noto?
Esiste anche una lunga storia di sforzi coordinati per mettere a tacere e screditare la scienza e gli scienziati che mettono in discussione le narrazioni prevalenti che avvantaggiano le grandi industrie, Big Pharma e Big Chemical.
Ad esempio, nel 2013 una rivista tecnica di chimica gestita da Elsevier, un’altra grande casa editrice scientifica globale, ha ritrattato un articolo su un gruppo di ratti alimentati con mais geneticamente modificato (GM) di Monsanto e con una parte dell’erbicida di punta dell’azienda, il Roundup.
L’autore principale, Gilles-Éric Seralini, ha studiato gli effetti del mais geneticamente modificato e dell’erbicida per due anni, anziché per il breve periodo – 90 sperimentazioni che hanno studiato soltanto o gli OGM o l’erbicida – che la Monsanto aveva utilizzato per commercializzare i prodotti come non cancerogeni.
In risposta, Monsanto ha messo in atto una serie di programmi di soppressione occulta, attraverso i quali dei documenti aziendali interni hanno poi rivelato che l’azienda “aveva manipolato le revisioni paritarie, aveva interferito nella redazione di articoli che sminuivano la genotossicità del Roundup, aveva soppresso l’ analisi di genotossicità di uno scienziato indipendente e aveva dato ai giornalisti storie già pronte da pubblicare ‘indipendentemente’“. Secondo l’avvocato Michael Baum, Monsanto aveva persino un contratto finanziario con il direttore della rivista quando lo studio, durato due anni, è stato ritrattato”.
L’azienda ha anche coordinato la campagna di lettere ai redattori, con argomenti già scritti.
Seralini è stato “denigrato e ostracizzato dalla comunità scientifica”, ha scritto Baum nella prefazione di “The Monsanto Papers“.
Tuttavia, grazie a una scappatoia legale, migliaia di pagine di documenti interni riservati dell’azienda sono stati resi pubblici, svelando i dettagli delle azioni di Monsanto.
L’articolo di Seralini è stato successivamente ripubblicato.
Pochi anni dopo, l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro dell’Organizzazione Mondiale della Sanità ha analizzato il glifosato, l’ingrediente chiave del diserbante della Monsanto, e lo ha ritenuto un probabile cancerogeno per l’uomo.
Bayer, che ha acquisito Monsanto nel 2018, ha pagato oltre 11 miliardi di dollari in risarcimenti a partire dal maggio 2022 per le richieste riguardanti il cancro, da allora ha subito sentenze per oltre due miliardi e sta affrontando oltre 30.000 ulteriori cause.