I National Institutes of Health (NIH, Istituti nazionali della salute) stanno finanziando una ricerca su come incrementare l’accettazione del vaccino contro il papillomavirus umano (HPV) tra i bambini e le bambine di quinta elementare in Sudafrica, come hanno rivelato i documenti della sovvenzione ottenuti da Children’s Health Defense (CHD) tramite una richiesta in base al Freedom of Information Act (FOIA, Legge sulla libertà di informazione).
L’NIH ha assegnato circa 340.000 dollari ai ricercatori principali Ingrid Katz, medico del Brigham and Women’s Hospital in Massachusetts, e Lisa Michelle Butler, epidemiologa dell’Università del Connecticut.
La sovvenzione finanzia un progetto per sviluppare e testare strategie di comunicazione scolastica rivolte ai bambini e ai loro genitori nelle scuole della provincia di KwaZulu-Natal, in Sudafrica, per determinare quali tipi di comunicazione hanno maggiori probabilità di convincere un maggior numero di bambini a vaccinarsi contro l’HPV.
Il finanziamento copre uno studio pilota di fattibilità della durata di un anno in cinque scuole, per testare le strategie che i ricercatori perfezioneranno e testeranno su centinaia di bambini in una “sperimentazione ibrida di tipo 2 su larga scala”.
I ricercatori sperano che le strategie di comunicazione sviluppate a livello scolastico contribuiranno ad aumentare l’adesione alla vaccinazione contro l’HPV di bambini e adolescenti in Sudafrica, passando dall’attuale tasso del 37% delle ragazze all’obiettivo di oltre l’80% di tutti i bambini di età compresa tra i 9 e i 12 anni.
Sperano di utilizzare la stessa strategia anche in altri Paesi a basso e medio reddito per far alzare i loro tassi.
“I vaccini contro l’HPV non sono stati valutati in modo indipendente né per la sicurezza né per l’efficacia”, ha dichiarato il dottor Shankara Chetty, medico generico e naturalista di KwaZulu-Natal. “Per questo, nessuna quantità di strategie di marketing coercitive sarà sufficiente a informare onestamente i destinatari nella loro decisione di acconsentire”.
“Visto che si prendono di mira i minori, è indispensabile che i tutori di questi minori ricevano tutte le informazioni aggiornate e, soprattutto, che siano consapevoli della mancanza di informazioni sulla sicurezza e sull’efficacia per poter fare una scelta informata”, ha detto Chetty. “Questo non può essere fatto dalla stessa industria che trae profitto dalla vaccinazione”.
Parte di un’iniziativa di sovvenzione da 40 milioni di dollari serve per promuovere il vaccino anti HPV
CHD nel giugno 2023 ha identificato quasi 50 sovvenzioni assegnate dal Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani (HHS, acronimo di Health and Human Services) e dalle sue sotto-agenzie, incluso l’NIH. Le sovvenzioni, per un totale di oltre 40 milioni di dollari, sono state assegnate a università, sistemi sanitari e dipartimenti di salute pubblica perché utilizzino strategie di psicologia comportamentale al fine di aumentare l’adesione alla vaccinazione anti HPV tra gli adolescenti.
Questa è la prima sovvenzione identificata da CHD che utilizza gli stessi metodi per colpire i bambini in Africa.
La ricerca si inserisce in un programma più ampio che coinvolge le istituzioni dell’HHS e che comprende centinaia di milioni di dollari in sovvenzioni per sviluppare e testare strategie per aumentare l’adozione di tutti i vaccini tra le comunità vaccino-esitanti a basso reddito e comunità di colore utilizzando messaggi “culturalmente mirati” in nome dell'”equità sanitaria”.
Questo è anche in linea con la spinta a fornire sostanziali finanziamenti per aumentare i tassi di vaccinazione contro l’HPV attraverso la “sensibilizzazione” e la lotta alla “disinformazione”.
Oltre a soddisfare gli obiettivi dell’HHS, il progetto sudafricano risponde a un programma globale stabilito nel 2020 dall’Assemblea Mondiale della Sanità dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) per sradicare il cancro al collo dell’utero come problema di salute pubblica in tutto il mondo, in gran parte attraverso la vaccinazione anti HPV.
L’anno scorso Gavi, the Vaccine Alliance, sostenuta dalla Bill & Melinda Gates Foundation, ha annunciato di voler investire più di 600 milioni di dollari per raggiungere l’obiettivo di vaccinare 86 milioni di ragazzine contro l’HPV nei Paesi a basso e medio reddito entro il 2025, soprattutto attraverso campagne di vaccinazione nazionali.
Questo annuncio ha coinciso con le campagne di vaccinazione nazionali sostenute da Gavi in Indonesia, Nigeria, Bangladesh, Zambia, Sierra Leone ed Eritrea negli ultimi due anni.
Il Sudafrica è stato uno dei primi Paesi africani a lanciare una campagna di vaccinazione nazionale nelle scuole rivolta alle bambine di 9 anni o più che frequentano la quarta classe delle scuole pubbliche.
Katz e Butler hanno riferito nella loro richiesta di sovvenzione che inizialmente la campagna ha avuto “successo”, ma che i tassi sono poi crollati, in particolare durante e dopo la pandemia di COVID-19.
Merck, che produce il vaccino anti HPV Gardasil , ha dichiarato che donerà i vaccini per il nuovo studio. Merck è uno dei partner principali di Gavi nella distribuzione di vaccini in Paesi a basso e medio reddito in tutto il mondo.
Shabnam Palesa Mohamed, direttrice esecutiva di CHD Africa, ha dichiarato a The Defender di essere delusa dalla collaborazione dei ricercatori sudafricani al progetto.
Ha detto:
“È difficile capire perché i ricercatori dell’UKZN [University of KwaZulu-Natal] non vedano questo esperimento manipolativo sui bambini come razzista e disumanizzante. L’industria farmaceutica ha un bilancio orribile in Africa, dove la farmacovigilanza è debole o inesistente, in gran parte a causa del finanziamento di scienziati, autorità di regolamentazione e dipartimenti della sanità da parte delle case farmaceutiche. L’UKZN non fa eccezione. Tra i suoi finanziatori c’è la Bill and Melinda Gates Foundation.
“Mi vengono in mente gli scienziati comportamentali che hanno aiutato il governo britannico a manipolare il pubblico [durante la pandemia di COVID-19] [during the COVID-19 pandemic] e che in seguito hanno detto di essere rimasti sistematicamente ‘sbalorditi dall’uso della psicologia comportamentale come arma’ nel corso di tutta la pandemia”.
Il progetto per il Sudafrica “sa di imperialismo farmaceutico”
Nell’ambito della sovvenzione di 340.000 dollari assegnata a Katz e Butler, i ricercatori principali collaboreranno con un team di psicologi, uno specialista dell’istruzione, un epidemiologo e un ingegnere biomedico delle università statunitensi e dell’UKZN, oltre che con il dipartimento locale della salute e le scuole elementari in un contesto urbano della provincia di KwaZulu-Natal.
Il nome della città e delle scuole in cui verrà attuato il progetto sono stati occultati nei documenti FOIA forniti a CHD.
I ricercatori si rivolgeranno specificamente a “popolazioni varie” e integreranno “le voci di individui che vivono in contesti a basse risorse” nel tentativo di capire perché i bambini non assumono il vaccino anti HPV e, in particolare, perché il loro numero è diminuito dopo la pandemia di COVID-19.
“L’equità sanitaria è al centro della nostra ricerca”, hanno scritto.
Tuttavia, Mohamed ha dichiarato: “Manipolare bambini e famiglie provenienti da contesti svantaggiati è l’essenza del colonialismo medico”.
Ha aggiunto:
“Ancora una volta, non ci sarà un adeguato consenso informato per questi bambini o le loro famiglie, e non ci sarà alcun risarcimento per i danni o le morti causati.
“Il ruolo del controverso NIH nella manipolazione comportamentale – lo stesso NIH che non ha denunciato l’OMS per aver facilitato gli esperimenti di fertilità su ragazze e donne keniote – sa di imperialismo farmaceutico”.
I ricercatori ipotizzano che il calo dei tassi di vaccinazione contro l’HPV possa essere legato alle interruzioni del programma legate alla COVID-19, alla “maggiore sfiducia nei medici e all’esitazione nei confronti dei vaccini dovuta alla disinformazione diffusa sui social media”, che si cerca di correggere.
Il programma sta ampliando la popolazione target del vaccino anti HPV per includere i ragazzi e i bambini delle scuole private che inizialmente non erano stati inclusi nel programma nazionale di vaccinazione scolastica del Sudafrica.
Attualmente, il vaccino bivalente Cervarix della GSK viene somministrato gratuitamente dalle infermiere scolastiche nelle scuole pubbliche in due giorni specifici all’anno. I ragazzi e i bambini delle scuole private devono pagare per l’iniezione.
Il vaccino contro l’HPV non è mai stato ampiamente disponibile per i ragazzi del Paese, e la maggior parte delle campagne di vaccinazione nazionali a basso e medio reddito si rivolge solo alle ragazze.
Tuttavia, dal momento che la Food and Drug Administration degli Stati Uniti nel 2009 ha ampliato la licenza per l’uso nei maschi dai 9 ai 26 anni per la prevenzione delle verruche genitali, e nel 2011 il Comitato consultivo sulle pratiche di immunizzazione del CDC ne ha raccomandato l’uso di routine nei ragazzi, le campagne di vaccinazione, almeno negli Stati Uniti e in Europa, ormai sono rivolte anche ai maschi.
L’OMS ha osservato che la sostenibilità del mercato per il farmaco richiederà che ci si rivolga anche ai maschi.
Per sviluppare i materiali di comunicazione da testare, i ricercatori hanno tenuto incontri iniziali con direttori scolastici e insegnanti, infermieri e genitori di bambini e bambine iscritti alle scuole pubbliche e private dell’area di studio. Gli intervistati hanno espresso il desiderio di “centrare la conoscenza della comunità”.
Gli intervistati hanno inoltre dichiarato di voler rendere il programma vaccinale “inclusivo” dei ragazzi e dei bambini delle scuole private e di voler avere accesso a “materiali educativi culturalmente mirati” per affrontare le persistenti incomprensioni sulla vaccinazione: una serie di obiettivi che rispecchia quelli di tutti gli altri programmi di ricerca sull’accettazione dell’anti HPV finanziati dall’NIH negli Stati Uniti.
Il progetto pilota convocherà un “Gruppo di lavoro delle parti interessate” con rappresentanti del governo, della società civile, del mondo accademico e di coloro che hanno interessi legali, finanziari o etici nel programma di vaccinazione anti HPV. Il gruppo si riunirà periodicamente per discutere della ricerca.
I ricercatori hanno anche in programma di fare un sondaggio e di intervistare bambini, famiglie, insegnanti e infermieri scolastici sulle loro idee e sui loro comportamenti in relazione al vaccino.
Sulla base delle informazioni raccolte in questi incontri, svilupperanno una “strategia di comunicazione multilivello” per le scuole, che comprenderà materiale curricolare promozionale rivolto ai bambini e opuscoli informativi da distribuire ai genitori.
Inoltre, svilupperanno una strategia di “mappa della conversazione” per insegnanti e infermieri che parlano correntemente lo zulu, da utilizzare come strumento per “facilitare il dialogo” sulla “disinformazione” e sull’efficacia dei vaccini.
Jive Media Africa produrrà materiali curricolari “divertenti”. L’azienda è stata selezionata in base al suo lavoro di produzione di materiali COVID-19 per le scuole.
Il successo dello studio sarà misurato in base al numero di bambini vaccinati a due mesi, sei mesi e dodici mesi dall’intervento e al fatto che abbiano ricevuto una dose iniziale o la serie completa di due dosi. Inoltre misurerà se le conoscenze, le idee e le convinzioni dei soggetti della ricerca sul vaccino anti HPV saranno cambiate.
Il progetto si rivolge agli alunni di quinta elementare e ai loro genitori, scrivono i ricercatori, perché la ricerca ha rilevato che la scarsa copertura in Sudafrica è dovuta principalmente alla mancanza di consenso da parte dei genitori. Si rivolge anche a coloro che potrebbero influenzare i genitori, come insegnanti e infermieri.
Lo studio pilota randomizzato e controllato su cinque scuole finanziato dalla sovvenzione sarà rivolto a 200 genitori e bambini e a 16 insegnanti e infermieri.
Nella sperimentazione di Fase 2, uno studio randomizzato su 10 scuole coinvolgerà circa 1.500 partecipanti.
I genitori e gli alunni saranno reclutati nelle scuole selezionate attraverso una lettera inviata a casa tramite gli alunni di quinta elementare, in cui si chiede loro di acconsentire a partecipare a dei sondaggi e di condividere i certificati di vaccinazione dei loro figli. Le persone intervistate forniranno un consenso verbale all’intervista.
Dopo lo studio pilota, i ricercatori perfezioneranno i materiali e lanceranno lo studio randomizzato di controllo di fase 2 in altre scuole.
L’inizio della sperimentazione di fase 2 è previsto per gennaio 2025, secondo il sito web del governo statunitense dedicato agli studi clinici. Non è chiaro se siano già stati ottenuti i finanziamenti per la sperimentazione di Fase 2.
Giustificazione: eradicazione del cancro al collo dell’utero
Secondo Gavi, quasi l’80-90% dei circa 300.000 decessi all’anno per cancro al collo dell’utero – il quarto tipo di cancro più comune tra le donne – si verifica in Paesi a basso e medio reddito e la maggior parte si verifica nell’Africa subsahariana.
I tassi più elevati di cancro nei Paesi a basso e medio reddito sono in gran parte attribuiti alla bassa copertura di screening per il cancro del collo dell’utero e alle limitate opzioni di trattamento nella regione, anche se i numeri effettivi variano notevolmente da Paese a Paese.
Il virus HPV è stato associato al cancro del collo dell’utero, anche se la maggior parte delle infezioni da HPV si risolve da sola.
Esistono più di 150 ceppi di HPV. I tipi di HPV ad alto rischio possono causare anomalie delle cellule cervicali che sono precursori del cancro, sebbene l’infezione da HPV non sia l’unico fattore di rischio per il cancro cervicale.
È stato dimostrato che uno screening regolare con pap test riduce l’incidenza e la mortalità del cancro al collo dell’utero nelle donne di almeno l’80%.
Tuttavia, secondo Gavi, “il cancro al collo dell’utero è quasi interamente prevenibile con i vaccini, il che significa che, oltre allo screening per la diagnosi precoce, la diffusione del vaccino anti HPV è fondamentale per prevenire le infezioni”.
I documenti delle sovvenzioni utilizzano lo stesso linguaggio, anche se sono meno equivoci, affermando che il cancro cervicale è “interamente prevenibile” con il vaccino anti HPV. Questo avviene nonostante il fatto che i vaccini non sono stati testati per la prevenzione del cancro, ma solo per la loro capacità di sopprimere dei ceppi specifici di HPV.
Tra il 2007 e il 2012, diversi Paesi a basso e medio reddito hanno condotto progetti dimostrativi di vaccino anti HPV su piccola scala con vaccini forniti dal Gardasil Access Program della Merck, ora interrotto, o dalla Bill & Melinda Gates Foundation attraverso l’iniziativa PATH.
Nel 2012, Gavi ha iniziato a sostenere l’introduzione del vaccino anti HPV a livello nazionale in Paesi a basso e medio reddito e continua a farlo tuttora.
Un totale di 122 Stati membri dell’OMS hanno aggiunto il vaccino anti HPV ai loro programmi di immunizzazione di routine.
Tuttavia, secondo una ricerca pubblicata su Preventative Medicine, l’adozione del vaccino è molto disomogenea e i ricercatori sostengono che sono necessarie “strategie di comunicazione più efficaci”.
Quando è stato lanciato il programma sudafricano, nel 2012, l’86,6% delle ragazze eleggibili è stato vaccinato nel primo anno. Ma nel 2019 i numeri erano scesi al 69% e nel 2021 al 37%.
I pericoli del vaccino anti HPV non vengono affrontati dai promotori del progetto
Il vaccino Gardasil è stato collegato a una miriade di eventi avversi in tutto il mondo. Alcuni degli impatti più significativi osservati in seguito alla vaccinazione contro l’HPV includono condizioni autoimmuni e neurologiche permanentemente invalidanti, come la sindrome da tachicardia posturale ortostatica (POTS), la fibromialgia e l’ encefalomielite mialgica/sindrome da fatica cronica.
La letteratura scientifica sottoposta a revisione paritaria proveniente da Stati Uniti, Australia, Danimarca, Svezia, Francia e Giappone e le statistiche pubblicate dalle agenzie di sanità pubblica di ciascuno di questi Paesi dimostrano associazioni plausibili tra la vaccinazione contro l’HPV e le condizioni autoimmuni.
Secondo un articolo pubblicato sul British Journal of Clinical Pharmacology, nella maggior parte dei Paesi a basso e medio reddito i tassi di segnalazione degli eventi avversi associati ai vaccini o ad altri prodotti farmaceutici sono molto bassi, per cui è difficile tenere traccia delle lesioni legate alle precedenti campagne vaccinali.