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28-11-2023 News

Big Pharma

Con l’avvicinarsi della scadenza del 1° dicembre per respingere le controverse proposte dell’OMS, gli attivisti mettono in atto un’opposizione globale

L’attivismo globale contro il trattato sulle pandemie proposto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e gli emendamenti al Regolamento Sanitario Internazionale (RSI) si sta intensificando in vista della scadenza del 1° dicembre per respingere gli emendamenti all’RSI proposti nel 2022. Secondo i critici, le proposte rafforzano l’autorità dell’OMS, erodono la sovranità nazionale e minacciano la libertà terapeutica.

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Gli Stati membri dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) hanno tempo fino al 1° dicembre per respingere gli emendamenti proposti al Regolamento Sanitario Internazionale (2005) (RSI) che, secondo i critici, garantirebbero maggiori poteri all’OMS.

I critici sostengono che la mancata bocciatura degli emendamenti all’RSI del 2022 – che sono stati approvati l’anno scorso dalla settantacinquesima Assemblea Mondiale della Sanità – aumenterà la probabilità che le future proposte, come quella attualmente in sospeso, degli emendamenti del 2023 all’RSI e l'”Accordo OMS sulle pandemie“, a volte chiamato “trattato sulle pandemie”, passerà anch’esso.

Questo perché gli emendamenti all’RSI del 2022 ridurrebbero il tempo a disposizione dei governi per respingere gli emendamenti all’RSI del 2023 e l’accordo sulle pandemie, se uno o entrambi saranno approvati alla prossima riunione dell’Assemblea Mondiale della Sanità, nel maggio 2024.

Alcuni critici sostengono inoltre che gli emendamenti proposti nel 2022 e 2023 e l’accordo sulle pandemie rappresentino una minaccia fondamentale alla sovranità nazionale, medica e corporea. Ma altri sostengono che, alla base, i negoziati su queste proposte rappresentano una disputa commerciale e una lotta di potere tra Paesi più forti e più deboli.

La sesta riunione del Gruppo di lavoro sugli emendamenti al Regolamento sanitario internazionale (2005) si terrà il 7-8 dicembre. Il capo di Stato di un Paese potrebbe rifiutare le modifiche all’RSI proposte per il 2022 informando l’OMS prima della scadenza del 1° dicembre.

In vista di questa scadenza, gli attivisti di tutto il mondo hanno organizzato una serie di campagne, anche negli Stati Uniti e in Europa, per opporsi agli emendamenti e alla più ampia serie di proposte negoziate dagli Stati membri dell’OMS.

Gli emendamenti all’RSI “limitano i diritti fondamentali dei cittadini”

Il giornalista James Roguski, che ha condotto ricerche sui negoziati dell’OMS per gli emendamenti all’RSI e l’accordo sulle pandemie, ha dichiarato a The Defender: “La cosa più importante in questo momento è che le persone siano consapevoli del fatto che gli emendamenti del 2022 all’RSI stanno passando”.

“Ho la speranza che alcune nazioni e i loro leader li rifiutino”, ha detto, “ma non se ne parla nemmeno. Questa è la storia del momento”.

Gli emendamenti del 2022 all’RSI sono stati adottati il 27 maggio 2022, attraverso quella che Roguski ha definito una procedura impropria.

Roguski ha scritto sul suo Substack che, dopo che la serie originale di emendamenti all’RSI è stata respinta nel 2022, a seguito di “un’enorme opposizione a livello mondiale”, un altro pacchetto di emendamenti è stato “illegittimamente presentato” con il sostegno dell’amministrazione Biden. Cinque di questi sono stati approvati.

Questi emendamenti accorceranno – da 18 a 10 mesi – il tempo utile per respingere i futuri emendamenti prima che entrino in vigore in modo giuridicamente vincolante, ha scritto Roguski. Gli emendamenti adottati entrerebbero in vigore tra 12 mesi invece che tra 24 mesi.

Roguski ha affermato che nel Regno Unito non sono state seguite le procedure per l’approvazione dei trattati o degli accordi internazionali, come lo sono gli emendamenti all’RSI del 2022. In particolare, gli emendamenti non sono stati adeguatamente sottoposti all’esame del Parlamento britannico.

Anche l’avvocato spagnolo Luis Pardo si sta schierando contro gli emendamenti all’RSI. Ha dichiarato a The Defender che gli emendamenti all’RSI del 2022 “limitano i diritti fondamentali dei cittadini” tramite la riduzione del tempo a disposizione per rivedere e respingere i futuri emendamenti.

Un “attacco diretto” alla libertà e alla sovranità sanitaria

Secondo la dottoressa Meryl Nass, internista, epidemiologa specializzata in guerre biologiche e membro del comitato scientifico di Children’s Health Defense (CHD), gli emendamenti all’RSI e l’accordo sulle pandemie porteranno “alla creazione di un sistema di biosicurezza globale massiccio ed esteso”.

Nass ha scritto che i negoziati per la versione 2023 degli emendamenti all’RSI e l’accordo sulle pandemie “si stanno svolgendo in segreto”, con l’obiettivo di presentarli per l’adozione alla riunione dell’Assemblea mondiale della sanità nel maggio 2024.

Su Substack, Nass ha affermato che alcuni “elementi di maggiore preoccupazione” tra cui i documenti in fase di negoziazione includono: “Dare all’OMS un assegno in bianco per creare nuove regole in futuro”, lo sviluppo di “vaccini esenti da responsabilità … a velocità accelerata (warp speed)”, l’ eliminazione delle garanzie dei diritti umani e maggiore censura sui social media.

Secondo Pardo, “entrambi i testi dell’OMS comportano irrimediabilmente il trasferimento all’OMS del potere di limitare i diritti fondamentali dei cittadini. Si tratta di un attacco diretto alla libertà e alla sovranità sanitaria dei cittadini”.

Per quanto riguarda la sovranità, Nass ha scritto che mentre molti insistono sul fatto che l’OMS “potrebbe costringere gli Stati Uniti a fare qualsiasi cosa”, la gente dovrebbe ricordare che “il governo degli Stati Uniti sotto la guida di Biden è strumentale nel portare avanti le proposte dell ‘OMS, e quindi si adeguerà”.

L’ OMS dichiara: “È un principio generale del diritto internazionale che uno strumento di diritto internazionale, una volta entrato in vigore, sia vincolante per le parti che lo hanno sottoscritto e che debba essere eseguito da queste ultime in ‘buona fede’. L’ RSI (2005) è uno strumento vincolante di diritto internazionale, come lo è anche qualsiasi emendamento a questi regolamenti.

Per Roguski, tuttavia, le proposte di modifica dell’RSI e l’accordo sulle pandemie sono una “disputa commerciale” che mette i Paesi economicamente più forti e più deboli l’uno contro l’altro.

“Questi documenti non riguardano la salute”, ha detto Roguski. “Si tratta di una disputa commerciale sull’equa distribuzione dei prodotti“, osservando che un meccanismo di assegnazione proposto nell’accordo sulla pandemia darebbe al segretario generale dell’OMS “il potere di decidere quali prodotti sono necessari” in una futura pandemia o “emergenza pandemica”.

Ciò significherebbe che i Paesi più ricchi potrebbero essere obbligati a fornire vaccini, farmaci e forniture mediche gratis o a basso costo ai Paesi più poveri durante una pandemia o un’emergenza sanitaria, ha dichiarato Roguski.

Il “trattato sulle pandemie” proposto funzionerebbe anche da “convenzione quadro che andrà avanti, anno dopo anno, per sempre”.

“Stanno solo cercando di mettere insieme il più sottile degli accordi per poter creare una burocrazia che viva per sempre”, ha detto Roguski.

Roguski ha osservato che il Comitato di revisione dell’RSI a febbraio ha pubblicato un rapporto in cui si afferma che l’OMS non può trasformare le raccomandazioni in obblighi, uno sviluppo che secondo lui “cambia tutto” in termini di minaccia alla sovranità nazionale.

“Le nostre nazioni sono ancora sovrane, perché il presidente o il primo ministro possono rifiutare qualsiasi decisione dell’Assemblea Mondiale della Sanità”, ha affermato.

Per Roguski, invece, il problema è che “sono coinvolti nell’affare. Sono tra gli addetti ai lavori. Fanno quello che vogliono. … I nostri leader non sono tenuti ad ascoltarci… Hanno usurpato l’autorità sanitaria”.

La governance globale “è una parte importante del Grande Reset”

Diverse organizzazioni e gruppi di attivisti negli Stati Uniti e altrove sono impegnati nell’opposizione agli emendamenti all’RSI del 2022 e del 2023 e all'”accordo sulle pandemie” come parte di un più ampio appello alle nazioni affinché prendano in considerazione di uscire dall’OMS.

Una di queste organizzazioni, Door to Freedom [Porta verso la libertà], è stata fondata da Nass, che ha scritto che uno dei motivi per la creazione dell’organizzazione era la mancanza di “un’organizzazione o meccanismo comprensivo” che collegasse i gruppi che si oppongono a questi documenti e all’OMS.

Nass ha dichiarato a The Defender di aver fondato Door to Freedom “perché non c’era nessun’altra organizzazione che si occupasse esclusivamente degli sforzi dell’OMS di trasformarsi da organismo consultivo ad ente normativo globale a cui si deve obbedire”.

“La nostra missione è la sovranità e la libertà”, ha aggiunto Nass. “Non vogliamo una governance globale. Questo è semplicemente una parte importante del Grande Reset, che stiamo combattendo allo stesso tempo”.

Il gruppo esiste solo da circa cinque mesi, durante i quali ha creato “decine di articoli, ne ha curati altri e ha analizzato la proposta di trattato dell’OMS e gli emendamenti proposti all’RSI”, ha detto Nass.

Nass ha detto che il suo lavoro con Door to Freedom comprende anche la “costruzione di reti globali di attivisti” e la “formazione di attivisti e politici”. Nell’ambito di questi sforzi, questo mese Nass ha girato l’Europa, parlando davanti ai parlamenti di Croazia, Estonia e Romania.

All’inizio del mese, Door to Freedom ha organizzato una colazione per i membri del Congresso, che secondo Nass aveva lo scopo di “educarli sull’OMS“.

Tra i partecipanti c’erano il senatore Ron Johnson (Rep.-Wisconsin), l’ex rappresentante del Minnesota Michele Bachman e l’ex vice-segretario degli Stati Uniti per gli alloggi e lo sviluppo urbano Catherine Austin Fitts.

La Nuova Zelanda sarà il primo Paese a respingere gli emendamenti all’RSI del 2022?

In Nuova Zelanda, il nuovo governo di coalizione potrebbe essere pronto a respingere gli emendamenti del 2022 all’RSI in tempo per la scadenza del 1° dicembre.

L’avvocato Kirsten Murfitt si è schierata a favore del rifiuto degli emendamenti, anche organizzando una petizione ufficiale e “La lettera del popolo“.

Ha dichiarato a The Defender che, come parte dell’accordo tra i partiti della coalizione, la Nuova Zelanda “si riserverà” di opporsi agli emendamenti all’RSI.

L’accordo afferma che ciò è inteso “per consentire al governo entrante di considerare questi emendamenti alla luce di un “test di interesse nazionale””. Tale test cercherebbe di “riconfermare che la legge nazionale della Nuova Zelanda ha la precedenza su qualsiasi accordo internazionale”.

Secondo il diritto internazionale, una riserva è una dichiarazione di uno Stato che, al momento della firma o della ratifica di un trattato, si riserva il diritto di non rispettare alcune disposizioni del trattato stesso.

Murfitt ha osservato che questo non è sufficiente, tuttavia, in quanto “si teme che una riserva non sia possibile in base all’attuale Regolamento sanitario internazionale del 2005, al quale siamo vincolati”. Ha osservato che l’articolo 62, relativo alle riserve, “tace sugli emendamenti”, mentre l’articolo 61 “si riferisce espressamente alla possibilità di respingere gli emendamenti”.

Questo punto contraddice le informazioni circolate di recente sui social media, secondo le quali il rifiuto della Nuova Zelanda degli emendamenti del 2022 all’RSI sarebbe un affare concluso, secondo Roguski. “I fatti provenienti dalla Nuova Zelanda sembrano essere un po’ meno di quanto affermato”, ha detto.

L’avvocato australiano Katie Ashby-Koppens sta assistendo funzionari e attivisti neozelandesi nel loro lavoro di opposizione agli emendamenti all’RSI. Ha detto a The Defender di aver parlato con il partito NZ First [NZ prima di tutto], “che ha confermato che l’intento di ciò che è stato concordato [di rifiutare gli emendamenti] sarà seguito”.

“Abbiamo rielaborato la Lettera del Popolo, che reindirizzeremo al nuovo governo, che la riserva non è efficace e non è sufficiente [e] che è nell’interesse nazionale respingere gli emendamenti”, ha detto Murfitt.

In un discorso del 17 novembre, Robert Fico, neoeletto primo ministro slovacco, ha dichiarato che la Slovacchia “non sosterrà il rafforzamento dei poteri dell’OMS a spese degli Stati sovrani nella gestione della lotta contro le pandemie”.

Al momento non è chiaro se questa dichiarazione sia stata seguita da un rifiuto formale da parte della Slovacchia.

Anche l’Estonia ha recentemente fatto scalpore dopo che 11 membri del Parlamento del Paese hanno inviato una lettera al Direttore generale dell’OMS Tedros Adhanom Ghebreyesus in cui dichiaravano di rifiutare gli emendamenti all’RSI e l’accordo sulle pandemie.

Gli 11 parlamentari hanno osservato che il governo del Paese non è stato autorizzato dall’intero Parlamento estone a partecipare a tali negoziati, come richiesto dalla legge nazionale.

Questa lettera è stata ampiamente attribuita sui social media come il rifiuto da parte dell’Estonia degli emendamenti all’RSI. Tuttavia, secondo Roguski, questo non è il caso, poiché l’Estonia “non sembra rifiutare ufficialmente (o ufficiosamente) gli emendamenti del 2022 all’RSI in modo specifico”.

“Questi membri di un partito politico hanno espresso la loro opposizione alla Commissione europea che parla a nome delle 27 nazioni dell’Unione europea [UE] e che insiste sull’accordo di tutte le 27 nazioni… senza l’approvazione delle singole nazioni”, ha dichiarato a The Defender.

In Svezia, la deputata indipendente Elsa Widding ha interrogato il Ministro degli Affari Sociali e della Salute Pubblica Jakob Forssmed e il Ministro della Giustizia Gunnar Strömmer durante un dibattito parlamentare il 24 novembre, chiedendo se la Svezia avrebbe sostenuto gli emendamenti all’RSI del 2022 e 2023 e l’accordo sulle pandemie.

L’UE ha oltrepassato la sua autorità partecipando ai negoziati per la modifica dell’RSI?

Per fare pressione sui governi nazionali e chiarire le questioni procedurali e legali, spesso molto confuse, relative al rifiuto degli emendamenti all’RSI e ad altri documenti simili, diverse persone e organizzazioni stanno lavorando a livello regionale e internazionale per sensibilizzare l’opinione pubblica.

All’inizio di questo mese, presso il Parlamento rumeno di Bucarest, si è svolto il Vertice internazionale sul Covid, al quale hanno partecipato Nass e organizzazioni come Door to Freedom, insieme ad altri relatori di spicco.

“Ci sono stati due giorni di discussioni sulla pandemia, sui vaccini, sui plasmidi, sugli obblighi, sulla propaganda e sugli sforzi dell’OMS e di altri per realizzare un governo globale e un Grande Reset – e sui modi per resistere”, ha detto Nass a The Defender.

Pardo, che ha fondato il gruppo Iustitia Europa, il 22 ottobre ha lanciato una petizione per raccogliere 50.000 firme contro gli emendamenti all’RSI, l’accordo sulle pandemie e i negoziati tra la Commissione europea – il ramo esecutivo dell’UE – e l’OMS su questi strumenti.

Secondo Pardo, una volta raccolte le 50.000 firme, Iustitia Europa “presenterà un’azione legale alla Corte di Giustizia dell’Unione europea per cercare di fermare i negoziati dell’UE sull’OMS attraverso un’ingiunzione provvisoria”.

Pardo ha dichiarato a The Defender che il Trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TUE) e il Trattato di Lisbona – entrambi documenti fondamentali di governo dell’UE – non autorizzano l’UE e la Commissione europea a negoziare per conto degli Stati membri del blocco. L’UE può invece solo “integrare” le politiche nazionali di salute pubblica.

Tutti i poteri dell’UE in materia di salute pubblica sono limitati e “regolati dalla procedura legislativa ordinaria dell’UE”, ha detto Pardo, sottolineando che, secondo il TUE, le azioni dell’UE in materia di salute pubblica rispettano la politica sanitaria nazionale, l’organizzazione e la fornitura di servizi sanitari e di assistenza medica decisi da ciascuno Stato membro dell’UE.

Ha inoltre osservato che, sebbene il TUE conceda all’UE il potere di negoziare trattati internazionali, deve farlo “nel contesto delle politiche dell’Unione”. Tuttavia, la Commissione europea sta partecipando direttamente ai negoziati per gli emendamenti all’RSI, ha affermato.

Pardo ha aggiunto che “nessuno conosce” i membri della commissione che stanno conducendo i negoziati. “Non si sa chi stia negoziando per conto degli Stati membri”, ha detto. “Ma, come il certificato COVID digitale dell’UE, sarà imposto agli Stati membri”.

Pardo ha detto che Iustitia Europa ha anche “organizzato una strategia di 17 azioni civiche e giudiziarie per i 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile“, tra cui una campagna di sensibilizzazione che informa i cittadini su ciò che gli obiettivi comportano e sulle prossime azioni legali.

Un’altra nuova iniziativa, lanciata oggi, è l’Iniziativa dei cittadini dell’Unione europea. L’obiettivo è quello di raccogliere un milione di firme in tutta l’UE, seguendo l’iter previsto dal Trattato di Lisbona che prevede l’avvio di una proposta legislativa da parte della Commissione europea.

Il gruppo chiede di sostenere la dignità umana, il diritto all’integrità della persona, il diritto alla libertà e alla sicurezza, la protezione dei dati personali, il rispetto della vita privata e familiare e la libertà di pensiero, coscienza, espressione e informazione, tra le altre richieste.

Roguski ha scritto che i negoziatori dell’UE “hanno creato un nuovo termine” con il quale cercano di dare al direttore generale dell’OMS “il nuovissimo potere di dichiarare una ‘Situazione pandemica‘”, aggiungendo che l’ UE ha anche proposto misure tramite le quali dei certificati sanitari digitali verrebbero applicati globalmente e verrebbe censurata la “disinformazione”.

Senza unità, “la schiavitù digitale è inevitabile”

Anche a livello nazionale si stanno organizzando azioni che si oppongono agli emendamenti all’RSI, all’accordo sulle pandemie e all’adesione delle nazioni all’OMS.

In Spagna, Pardo ha descritto “Iustitia Europa come l’unico movimento di cittadini che sta lottando per dissolvere l’Agenda 2030 e che sta prendendo iniziative cittadine e giudiziarie per fermare il trattato sulla pandemia e l’RSI”. Tra queste iniziative, eventi e presentazioni in Spagna e la candidatura alle elezioni parlamentari europee del prossimo anno.

Nonostante questi sforzi, c’è stata una copertura “solo nei media piccoli”, che, secondo Pardo, la Legge sui servizi digitali recentemente approvata dall’UE e l’OMS “vogliono eliminare”.

Il Dr. Louis Fouché, anestesista e medico di terapia intensiva con sede in Francia, ha fondato “Reinfo COVID“, che si oppone a restrizioni e vaccini legati alla COVID-19. Ha dichiarato a The Defender di non essere a conoscenza di iniziative in Francia che si siano sviluppate con lo scopo specifico di opporsi agli emendamenti all’RSI o all’accordo sulla pandemia.

“In generale, l’attivismo si svolge già su molti fronti, e il trattato sulle pandemie dell’OMS sembra molto lontano e una battaglia rischiosa”, ha detto.

Tuttavia, alcuni membri francesi del Parlamento europeo e politici nazionali francesi “si stanno impegnando a fondo sull’argomento”, mentre alcuni media alternativi, tra cui France Soir e Nexus, stanno informando il pubblico sull’argomento.

Una petizione lanciata in Francia da CitizenGo contro gli emendamenti all’RSI e l’accordo sulla pandemia ha superato le 300.000 firme al momento in cui scriviamo.

L’avvocato olandese Meike Terhorst ha dichiarato a The Defender: “Nei Paesi Bassi, diversi gruppi si oppongono alla presa di potere dell’OMS”, tra cui Viruswaarheid (“Verità sul virus”), fondato dall’attivista Willem Engel, che produce video e newsletter sul tema.

Anche due pubblicazioni alternative, De Andere Krant e Gezond Verstand, e un canale televisivo alternativo, Blckbx, “forniscono notizie sull’OMS”, e gli attivisti hanno lanciato il sito web Stop WHO.nl.

Secondo Terhorst, un gruppo di parlamentari olandesi, in una lettera inviata al governo a giugno, si è pronunciato contro gli emendamenti all’RSI del 2022 e alla loro accettazione da parte del Regno dei Paesi Bassi, mentre “un gruppo di avvocati, giornalisti, influencer e parlamentari [organizza] conferenze settimanali contro la legge olandese sulla pandemia“.

La legge, adottata nel maggio 2023, attua “misure sanitarie pandemiche anche prima che siano state adottate a livello di OMS”, ha dichiarato Terhorst. Tuttavia, Engel ha dichiarato a The Defender che, nei Paesi Bassi, “le cose sono passate sotto silenzio quando l’OMS ha dichiarato la fine dell’Emergenza Sanitaria Pubblica di Preoccupazione Internazionale” lo stesso mese.

Terhorst ha dichiarato: “Per molte persone nei Paesi Bassi, il flusso di informazioni è troppo intenso e complicato. La maggioranza degli olandesi crede ancora che il governo abbia buone intenzioni e che nulla sia andato storto durante la pandemia di COVID-19”.

Engel ha aggiunto che, nonostante le elezioni nazionali tenutesi all’inizio del mese, il rifiuto degli emendamenti all’RSI “purtroppo non è stato un tema di campagna elettorale”.

Secondo Nikos Vakolidis, membro del capitolo greco dell’Alleanza Mondiale per la Libertà, gli attivisti in Grecia si sono opposti attivamente agli emendamenti all’RSI.

Vakolidis ha dichiarato a The Defender: “Gli appelli a uscire dall’OMS sono stati fatti fin dall’inizio della pandemia”, in lettere inviate al primo ministro greco, ai ministeri e ai membri del parlamento e “condivise ampiamente” con il pubblico. Una di queste lettere chiedeva al governo greco di respingere gli emendamenti all’RSI del 2022, ma non ha ricevuto “alcuna risposta”.

“Ora che i processi sul Trattato sulle pandemie e sull’RSI stanno raggiungendo un punto critico, si stanno organizzando ulteriori sforzi, in collaborazione con i movimenti internazionali”, tra cui CHD Europe e Door to Freedom, ha dichiarato Vakolidis, aggiungendo che sono stati organizzati anche workshop per funzionari eletti ed eventi pubblici.

Tuttavia, secondo Vakolidis, nonostante questi sforzi e le attività di “molti gruppi e individui” che si oppongono all’OMS, “queste voci non sono state ascoltate dai media principali, o sono state descritte come provenienti da complottisti e da ‘persone con l’elmetto di stagnola, ultra-religiose e di destra'”. Ha aggiunto che “questo tema non è una priorità nemmeno per i media alternativi in Grecia”.

“Abbiamo urgentemente bisogno di un fronte unito”, ha detto Vakolidis. “Senza di esso, la graduale schiavitù digitale è inevitabile”.

Pardo era più ottimista. Ha parafrasato le parole del World Economic Forum, che in un video del 2016 dichiarava: “Non avrete nulla e sarete felici“, dicendo: “Avremo la libertà e sì, saremo felici. Avremo giustizia, e sì, saremo felici. Avremo dignità e sì, saremo felici”.

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