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15-07-2024 News

Scienza

Studio gain-of-function sull’influenza aviaria alimenta lo sviluppo di vaccini e i timori di trasmissione all’uomo

Un nuovo studio, sottoposto a revisione paritaria, che esplora la patogenicità e la trasmissibilità del virus dell’influenza aviaria H5N1 proveniente dal bestiame, ha acceso nuove preoccupazioni sul potenziale del virus di scatenare una pandemia umana.

doctor in lab with h5n1 vaccine bottle

Un nuovo studio, sottoposto a revisione paritaria, che esplora la patogenicità e la trasmissibilità del virus dell’influenza aviaria H5N1 proveniente dal bestiame, ha acceso nuove preoccupazioni sul potenziale del virus di scatenare una pandemia umana.

La ricerca, condotta da un team guidato dal Dr. Yoshihiro Kawaoka presso l’Università del Wisconsin-Madison, ha scoperto che il virus H5N1 dei bovini può diffondersi sistemicamente nei topi e nei furetti, si lega ai recettori di tipo umano e mostra una limitata trasmissione respiratoria nei furetti.

Kawaoka è stato coinvolto in ricerche gain-of-function (o guadagno di funzione) sull’influenza aviaria fin dal 1990, con finanziamenti dell’ex direttore del National Institute of Allergy and Infectious Diseases (Istituto nazionale delle allergie e malattie infettive) Anthony Fauci e dalla Bill & Melinda Gates Foundation.

È titolare di diversi brevetti relativi all’influenza aviaria, compresi brevetti per lo sviluppo di vaccini.

Gli esperti che hanno parlato con The Defender hanno dichiarato di temere che lo studio venga utilizzato per fomentare l’irragionevole paura che il virus si diffonda tra gli esseri umani, per espandere la rischiosa ricerca gain-of-function, per spingere lo sviluppo irresponsabile di vaccini contro l’influenza aviaria e per predisporre il pubblico a nuove contromisure pandemiche che limiteranno ulteriormente i diritti umani.

Lo studio, pubblicato l’8 luglio su Nature, segna la prima analisi completa del ceppo H5N1 che infetta i bovini da latte negli Stati Uniti dall’inizio del 2024.

Sebbene il virus non abbia ancora dimostrato un’efficiente trasmissione da mammifero a mammifero, la sua capacità di infettare e diffondersi in modelli di mammiferi solleva interrogativi sul suo potenziale pandemico e sull’efficacia delle attuali strategie di contenimento.

Il virus H5N1 bovino “possiede quindi caratteristiche che possono facilitare l’infezione e la trasmissione nei mammiferi”, scrivono Kawaoka e colleghi.

La scoperta arriva mentre i funzionari della sanità pubblica sono alle prese con la continua epidemia di H5N1 negli allevamenti di bestiame da latte e in altri animali degli Stati Uniti e mentre cinque lavoratori agricoli in Colorado sarebbero risultati positivi all’influenza aviaria lo scorso fine settimana (tutti con sintomi lievi), portando il numero totale di infezioni umane negli Stati Uniti a otto.

Risultati principali dello studio

Lo studio ha esaminato la patogenicità e la trasmissibilità di un virus H5N1 isolato da latte vaccino infetto nel Nuovo Messico. Nei topi, il virus si è diffuso a livello sistemico, anche nelle ghiandole mammarie, sia dopo l’ingestione orale che dopo l’infezione intranasale.

Anche i furetti infettati con il virus H5N1 bovino hanno mostrato una diffusione sistemica a più organi, tra cui le ghiandole mammarie e i capezzoli. Questo risultato è in linea con le segnalazioni della presenza del virus nelle ghiandole mammarie e nei tessuti muscolari delle mucche infette.

In particolare, il virus H5N1 bovino ha dimostrato la capacità di legarsi sia ai recettori delle cellule simili a quelli degli uccelli che a quelli simili ai recettori umani. Questa doppia capacità di legame è insolita per i virus H5N1 e potrebbe facilitare l’infezione delle cellule umane da parte del virus, in particolare nel tratto respiratorio superiore.

Tuttavia, in un esperimento di trasmissione di goccioline respiratorie, i furetti esposti al virus H5N1 bovino non hanno mostrato segni di malattia clinica e non è stato rilevato alcun virus nei loro tamponi nasali. Solo 1 dei 4 furetti esposti ha sviluppato anticorpi contro il virus, suggerendo un potenziale limitato di diffusione per via aerea.

Lo studio “viene usato per fomentare la paura”

Il responsabile scientifico di Children’s Health Defense, Brian Hooker, ha dichiarato a The Defender che lo studio di Kawaoka “viene utilizzato per alimentare la paura dell’H5N1 come ultima pandemia”.

In particolare, Hooker ha notato che Rick Bright, ex direttore della Biomedical Advanced Research and Development Authority (BARDA, Autorità per la ricerca avanzata e lo sviluppo biomedici) ha “acceso le luci di Twitter” (ora X) con la paura dell’influenza aviaria.

Quando era ancora alla BARDA nel 2021, Bright vi supervisionava la ricerca gain-of-function sull’H5N1 e detiene tuttora brevetti sui vaccini contro l’influenza aviaria, secondo Hooker.

La ricercatrice sui vaccini e specialista in biomatematica Jessica Rose ha fatto un’osservazione simile, dicendo a The Defender che lo studio fa parte di un’intenzionale preparazione per una nuova pandemia.

Rose ha affermato che l’articolo, accettato per la pubblicazione solo 27 giorni dopo l’invio iniziale, fa parte dello “stesso copione di [as] quattro anni fa con l’impostazione della ‘preparazione alla pandemia’ della SARS-2” dell’ Evento 201.

Rose ha sottolineato quello che sembra essere il prossimo Evento 201: il Summit Internazionale sull’Influenza Aviaria previsto per ottobre a Washington, D.C. Il summit ha un programma con sessioni dedicate che affrontano la “Gestione delle fatalità di massa”, “Strategie per operare con un assenteismo del 50% o più”, “Applicazione efficace di misure di quarantena” e altri piani che secondo Rose saranno come la pandemia di COVID-19 “ma amplificati al massimo”.

Hooker ha confermato che l’ultima ricerca di Kawaoka rientra nella tipologia della ricerca gain-of-function e che qualsiasi rilascio del virus H5N1 creato in laboratorio – intenzionale o meno – potrebbe provocare una “catastrofe per la salute pubblica”.

“Kawaoka sostiene di aver adottato misure adeguate, ma ha già avuto due incidenti di laboratorio che avrebbero potuto portare al rilascio nella popolazione”, ha detto Hooker.

Hooker ha affermato che l’implicazione che il virus possa mutare naturalmente e facilmente per diventare altamente virulento e trasmissibile tra gli esseri umani potrebbe dare un “lasciapassare” ai laboratori disposti a fare ricerca gain-of-function sul virus, moltiplicando così i pericoli di fuoriuscite da laboratori.

Ha anche avvertito che le informazioni sulla sequenza genetica del virus – in particolare la versione passata attraverso i furetti – “potrebbero essere utilizzate in modo improprio per produrre H5N1 ‘da guerra'”.

Sia Hooker che Rose hanno messo in guardia dal pretesto di una nuova pandemia per spingere i vaccini.

“La paura dell’influenza aviaria viene già utilizzata per raccomandare degli scadenti vaccini anti H5N1 per i lavoratori agricoli“, ha detto Hooker. “Tre sono stati approvati dalla FDA [Food and Drug Administration, Agenzia federale per gli alimenti e i farmaci statunitense], ma i virus presi di mira dal vaccino [vaccine-targeted] sono irrimediabilmente obsoleti. Il fine di lucro che sta dietro a tutto questo è insidioso”.

“Immagina un eroe che presenta l’ultimo ritrovato portentoso della terapia genica spacciandolo per un ‘vaccino’ in grado di curare tutti in un giorno solo!”, ha detto Rose. “E non devi fare altro che rinunciare ai tuoi diritti umani fondamentali: il diritto di viaggiare, di associazione, di mangiare carne, di spostarti, di opporti, di protestare, di vivere”.

La nuova teoria di Geert Vanden Bossche

In un articolo di TrialSite News del 23 maggio, il virologo Geert Vanden Bossche ha affrontato le principali preoccupazioni scientifiche sul potenziale dell’H5N1 di adattare le sue proteine di superficie per interagire meglio con le cellule dei mammiferi.

Tuttavia, ha proposto una teoria alternativa che collega la vaccinazione anti COVID-19 alla diffusione dell’H5N1.

Vanden Bossche ha suggerito che le popolazioni umane altamente vaccinate, fungendo da serbatoi per le varianti di SARS-CoV-2 (SC-2), potrebbero influenzare indirettamente il sistema immunitario aviario. Ha ipotizzato che quando gli uccelli sono esposti all’SC-2 proveniente dagli esseri umani, questo potrebbe scatenare una forte risposta immunitaria negli uccelli, attivando in particolare i linfociti T citotossici (CTL), che sono cellule immunitarie che uccidono le cellule infettate dal virus.

“Non ho prove conclusive per dimostrarlo, ma non escludo la possibilità che popolazioni umane altamente vaccinate anti C-19… possano essere la causa di una forte attivazione dei CTL negli uccelli esposti a SC-2”, ha scritto Vanden Bossche.

Il sistema immunitario attivato degli uccelli, ha teorizzato Vanden Bossche, potrebbe reagire in modo diverso se esposto all’H5N1. Invece della tipica risposta immunitaria che limiterebbe la diffusione del virus, questo sistema immunitario “predisposto” potrebbe inavvertitamente facilitare l’infezione e la trasmissione dell’H5N1.

Vanden Bossche ha inoltre proposto che questa interazione del sistema immunitario potrebbe consentire all’H5N1 di infettare più facilmente i mammiferi, compresi gli esseri umani. Normalmente, un virus deve mutare in modo significativo per passare da una specie all’altra. Tuttavia, Vanden Bossche ha suggerito che questa risposta immunitaria alterata potrebbe consentire all’H5N1 di diffondersi tra specie diverse senza richiedere le consuete mutazioni adattative.

Hooker ha definito le teorie di Vanden Bossche sulla fisiologia degli uccelli “speculative”, ma ha affermato che “la vaccinazione mRNA causa specificamente una soppressione immunitaria innata che renderebbe gli esseri umani più suscettibili” all’infezione da parte dei virus dell’influenza aviaria.

Vanden Bossche ha anche proposto un sorprendente risultato potenziale di questa interazione tra H5N1 e SARS-CoV-2, suggerendo che la panzootica dell’influenza aviaria potrebbe in realtà accelerare la fine di quella che lui chiama “pandemia di fuga immunitaria di SARS-CoV-2″.

Secondo la sua teoria, la presenza diffusa dell’H5N1 potrebbe portare a una maggiore attivazione di risposte immunitarie cross-reattive negli esseri umani. Questa maggiore attività immunitaria potrebbe esercitare un’ulteriore pressione sul SARS-CoV-2, costringendolo potenzialmente a evolversi in modi che potrebbero portare al suo declino.

“Una maggiore riduzione della trasmissione di SC-2 nelle popolazioni altamente vaccinate con C-19 accelererebbe la fine della pandemia di fuga immunitaria SC-2”, ha scritto Vanden Bossche.

Ha inoltre ipotizzato che la fine della pandemia di SARS-CoV-2 potrebbe, a sua volta, portare a una riduzione della trasmissione dell’H5N1 tra gli uccelli, ponendo potenzialmente fine alla panzootica dell’influenza aviaria.

Vanden Bossche sconsiglia vivamente di vaccinarsi sia per l’influenza aviaria che per quella stagionale. Ha sostenuto che nell’attuale contesto dell’influenza aviaria la vaccinazione panzootica potrebbe avere effetti controproducenti e potenzialmente accelerare quella che ha definito “la disastrosa dinamica evolutiva della pandemia di fuga immunitaria SC-2”.

“Le persone a maggior rischio di malattie gravi dovute all’influenza stagionale sono più indicate per i farmaci antivirali”, suggerisce Vanden Bossche.

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